"Anche noi subiamo violenze", la polizia belga scende in strada e chiede le bodycam

Partita da un gruppo su Facebook, la manifestazione toccherà Bruxelles e altre città. Gli agenti protestano contro quella che definiscono una "stigmatizzazione" mediatica che li dipinge come razzisti e violenti. E per questo chiedono telecamere personali per dimostrare la realtà del loro operato quotidiano

L'ultimo attacco è arrivato addirittura dal cuore della democrazia europea, il Parlamento Ue, dove una deputata tedesca di origine senegalese ha denunciato di essere stata maltrattata dalla polizia al suo arrivo a Bruxelles. Un'altra tegola sugli agenti belgi, già duramente criticati durante il lockdown per alcuni casi in cui, secondo le accuse, avrebbero usato eccessivamente a forza, e quasi sempre nei confronti di migranti o cittadini di origine africana. La morte di un ragazzo maghrebino dopo un inseguimento alla periferia della Capitale e il movimento Black Lives Matter hanno amplificato le polemiche sul presunto razzismo circolante tra le forze dell'ordine. Polemiche che adesso i sindacati di polizia ribaltano, scendendo in piazza. E lamentando di essere loro le vittime di violenze.

Venerdì 19 giugno, infatti, in seguito a un tan tan lanciato da un gruppo Facebook di poliziotti, in diverse città del Belgio, tra cui Bruxelles, Liegi e Charleroi, saranno organizzati dei sit-in per dire basta a quella che i promotori definiscono "una stigmatizzazione" dell'intera professione. In particolare, i poliziotti non ci stanno a essere accusati di razzismo, dopo che diversi media hanno sollevato il dubbio che nelle indagini e nelle azioni di controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine belghe il profilo "razziale" abbia un peso determinante. "Questo presunto razzismo, che diventa la premessa di base, fa in modo che quando interveniamo in aree difficili e vogliamo effettuare un controllo di identità con motivi legittimi per farlo, ecco che scatta la ribellione. La sensazione è che non si possa più esercitare l'autorità". In questo modo, continuano, "le vittime delle violenze saremo sempre di più noi poliziotti". 

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Il riferimento è al caso di due poliziotti malmenati senza troppi indugi da alcuni cittadini di origine maghrebina ad Anderlecht, nella zona nord di Bruxelles, mentre stavano effettuando un arresto. Per questo, i promotori della manifestazione chiedono di poter avere le bodycam, le telecamere individuali: "Le bodycam sono un tutela per i cittadini ma anche per noi. Con esse possiamo dimostrare di essere corretti e di aver fatto il necessario per evitare di affrontare una situazione violenta". 

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