Venerdì, 17 Settembre 2021
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La polizia croata blocca gli eurodeputati in missione nei campi profughi

L'episodio nella foresta di Bojna, dove avvengono molti attraversamenti nel confine bosniaco. I parlamentari: "Un fatto gravissimo. Avevamo comunicato per tempo le nostre intenzioni. Cosa non dovevamo vedere?"

Una missione di eurodeputati nei campi profughi alle frontiere tra Croazia e Bosnia Erzegovina, ma con le tinte di uno scontro diplomatico tra Italia e Croazia e con l'Unione europea e le sue politiche migratorie al centro. Pietro Bartolo, Brando Benifei, Pierfrancesco Majorino e Alessandra Moretti, quattro eurodeputati del Partito democratico erano partiti venerdì scorso per avere una testimonianza diretta della tragica situazione dei migranti nelle zone. Sabato, però, i quattro politici sono stati bloccati dalla polizia croata lungo il confine.

Bloccati dalla polizia

"Siamo quattro eurodeputati italiani in missione sulla rotta balcanica. Vogliamo vedere con i nostri occhi", hanno raccontato i deputati in un diario di bordo."È anche per questo che in una delle tappe del nostro viaggio ci addentriamo nella foresta di Bojna, verso il punto dove avvengono molti attraversamenti, lontano dai riflettori", una delle zone dove avverrebbero più respingimenti. "Ma lì ci attende la polizia croata, che ci ferma. Un drone ci ronza sopra la testa. Centinaia di metri prima del confine, un nastro di cellophane, evidentemente improvvisato, ci blocca la strada. A piedi incontriamo gli agenti e discutiamo a lungo con loro, spiegando che verificare la situazione sul territorio europeo è una delle nostre responsabilità e prerogative", hanno spiegato. "Intervengono per telefono gli ambasciatori, quello italiano in Croazia e quello croato in Italia, ma invano. Gli agenti si irrigidiscono. Allora ci incamminiamo pacificamente per forzare il blocco e proseguire, rimanendo comunque all’interno dei confini europei. Gli agenti ci inseguono e ci fermano di nuovo, formando poi un cordone per impedirci di andare avanti", hanno proseguito. Per i deputati si tratta "di un fatto gravissimo" che "non depone certo a favore della trasparenza della gestione croata sul confine esterno dell’Unione". I deputati hanno ricordato di aver comunicato "per tempo" le loro intenzioni. "Le autorità croate sostengono da tempo che i racconti drammatici dal confine siano solo montature. Ma allora perché negarci il passaggio, anche scortati lungo il tracciato della strada?", si sono chiesti. 

Lo stupore di Sassoli

E "stupore per i limiti di movimento ai deputati" è stato espresso anche dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. Sassoli ha auspicato su Twitter l'avvio di "una collaborazione amichevole" e ha chiesto che "le richieste" dei deputati venissero esaudite.  "Riprendendo il nostro viaggio, che ci porta a Bihac e poi verso il campo di accoglienza di Lipa, non possiamo non chiederci cosa ci fosse che non dovevamo vedere, oltre le spalle di quegli agenti croati. E che destino riservano quegli agenti a chi, a differenza di noi, non ha alcuna protezione. Quello che ci è chiaro senza ombra di dubbio è che le politiche europee in materia di migrazione vanno cambiate radicalmente", hanno dichiarato ancora i deputati. 

Nei campi "condizioni disumane"

Nella giornata di domenica, i deputati hanno raggiunto, insieme ai volontari della Croce Rossa, di Caritas e di Ipsia il campo profughi di Lipa, distrutto a dicembre scorso da un incendio. "Le condizioni in cui vivono più di un migliaio di persone nel campo profughi di Lipa sono disumane", hanno denunciato. "Le tende sono poco riscaldate, l'acqua è scarsa e i servizi igienici limitati di numero. Non consentiremo che si faccia finta di niente perché il nostro dovere è anche quello di stare dalla parte degli ultimi", hanno aggiunto. "Faremo di tutto perché si cambi politica, strategia e approccio. L’Europa non può consentire un simile trattamento contrario ai valori di umanità su cui dovrebbe fondarsi la nostra Unione", hanno concluso. 

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