Plastica, imprese web e finanza: ecco le 'eurotasse' che contribuiranno al bilancio Ue

L'accordo siglato da Parlamento e Consiglio Ue prevede una roadmap di introduzione delle imposte il cui gettito andrà a Bruxelles. Ma il nodo da sciogliere rimane la volontà degli Stati membri

Nuove tasse su plastica, emissioni di CO2, transazioni finanziarie e su quelle imprese che oggi contribuiscono in maniera minima al bilancio dello Stato. E' una lunga lista di ‘eurotasse’ quella che fa parte dell’accordo concluso da Parlamento europeo e Consiglio Ue sul bilancio pluriennale europeo e sul Recovery Fund. A premere per l’introduzione di nuove imposte il cui gettito va direttamente a Bruxelles, dette anche 'risorse proprie', sono stati gli eurodeputati che hanno partecipato al negoziato e che ritengono giusto aumentare il finanziamento diretto al bilancio Ue sia per assicurare più sostanziose entrate alle casse comuni che per ridurre la contribuzione dei Paesi membri al quadro finanziario che viene negoziato ogni sette anni. 

La roadmap

Una vera a propria roadmap è stata quindi siglata dalle istituzioni europee di Bruxelles, anche se all’indomani dall’accordo c’è già chi mette le mani avanti. Le risorse proprie a beneficio del bilancio Ue, per entrare in vigore, necessitano dell’unanimità degli Stati membri. Fonti Ue affermano quindi che le date incluse nell’accordo vanno intese come indicative di quando al Commissione europea farà delle proposte volte a introdurre le nuove ‘eurotasse’. Ma alcuni europarlamentari, come l’ecologista David Cormand, co-relatore del testo sulle risorse proprie, sostiene invece che “il Parlamento europeo e gli Stati membri hanno concordato un calendario per l'introduzione delle risorse proprie europee”. L'accordo di ieri “prevede di introdurre una tassa digitale europea e una tassa sul carbonio entro i prossimi tre anni”, aggiunge Cormand.

Le 'eurotasse'

La roadmap delle nuove tasse, incorporata nell'"Accordo interistituzionale” firmato ieri, prevede in effetti una plastic tax a partire dal 2021, una carbon tax dal 2023 basata sul sistema di scambio delle quote di emissione di carbonio (ETS) e un prelievo sulle imprese digitali dal 2024. A partire dal 2026 si prevede invece un’imposta sulle transazioni finanziarie (ITF) e un contributo finanziario legato al settore delle imprese, che potrebbe arrivare sotto forma di una nuova base imponibile comune per l'imposta sulle società. Quest’ultima tassa, che prevede in sostanza un’aliquota minima per imprese nell’Ue (la cosiddetta CCCTB - base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società).

La volontà dei leader

Il vero nodo da sciogliere resta la volontà degli Stati membri di introdurre le nuove imposte, che andrebbero ad aggiungersi alle altre risorse proprie dell’Ue, come quella basata sull’IVA e che in sostanza dirotta una parte dell’imposta dalle capitali statali a Bruxelles. I leader Ue, alla fine del lungo summit di luglio, avevano concordato di introdurre “una nuova risorsa propria basata sui rifiuti di plastica non riciclati che si applicherà a decorrere dal 1 gennaio 2021”. La roadmap concordata ieri conferma anche l’impegno già stabilito di “un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera” unito a “un prelievo sul digitale”, da introdurre “al più tardi entro il 1 gennaio 2023”. Il documento firmato dai capi di Stato e di Governo si limita poi a citare “un'imposta sulle transazioni finanziarie” e ‘dimentica’ la base imponibile consolidata per le imprese ‘CCCTB’. Per queste ultime due eurotasse la strada sembra dunque decisamente in salita.

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