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Centri per migranti fuori dall'Ue? Bruxelles ammette: "Nessuna disponibilità dai paesi del Nord Africa"

Il commissario europeo agli Affari interni Avramopoulos: "Italia ha ragione a chiedere un cambiamento delle politiche, ma sono contrario ad una Guantanamo bay"

Le piattaforme di sbarco fuori dall'Ue, ossia dei centri di identificazione dei migranti in paesi terzi, restano per ora solo sulla carta. La proposta circolata in questi giorni a Bruxelles, infatti, non ha ancora "niente di concreto". Anche perché manca la disponibilità dei paesi del Nord Africa. Lo ha detto il commissario Ue agli Affari Interni, Dimitris Avramopoulos, in una conferenza stampa. 

"La Commissione sta discutendo con le Nazioni unite e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni su come potrebbe funzionare un meccanismo di sbarco regionale", ha spiegato Avramopoulos. Secondo il commissario, il meccanismo deve essere "un accordo tra paesi attorno al Mediterraneo" per fare in modo che "salire su una barca non significa un passaggio gratis verso l'Ue". Il meccanismo di sbarco regionale tuttavia "deve rispettare le regole internazionali e gli standard umanitari più alti", perché "sono contrario a una Giantanamo bay, che sarebbe contro i nostri valori". La Commissione intende "esplorare questa possibilità e la volontà degli Stati membri di prenderne parte nei prossimi giorni", ha spiegato Avramopoulos.

Detto questo, Avramopoulos è stato costretto a ammettere che finora non c'è alcuna disponibilità da parte dei paesi del Nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo a ospitare dei centri di sbarco di migranti. "Non possono ancora nominare alcun paese. Non c'è espressione di interesse, perché nessuna proposta ufficiale è stata messa sul tavolo". Tuttavia, secondo Avramopoulos, i paesi del Nord Africa "vogliono cooperare con noi. Abbiamo avviato il dialogo con loro, mettendo in agenda tutti gli aspetti della cooperazione. Abbiamo avuto dei primi risultati tangibili", ha detto il commissario citando il Niger e il rimpatrio volontario dalla Libia. Avramopoulos si è detto "determinato a lavorare" con Algeria, Marocco, Tunisia: "abbiamo ricevuto segnali molto positivi", ha assicurato il commissario.

"L'idea non è sbarcare in altri paesi e lasciarle da soli sulle responsabilità. Si tratta di assicurare che le persone siano sbarcate in sicurezza in centri, dove UNHCR e IOM possano operare per assicurare reinsediamento (nell'Ue) per chi ha diritto alla protezione internazionale e rimpatri volontari nei paesi d'origine per quelli che non hanno diritto di stare in Europa", ha spiegato Avramopoulos.  

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