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Domenica, 26 Maggio 2024
La conferenza

In Svizzera si decide il "Piano Marshall" per l'Ucraina

A Lugano, il vertice internazionale dei donatori. Obiettivo: raccogliere 100 miliardi di euro per la ricostruzione. Come prima tranche

La missione è raccogliere 100 miliardi di euro. Ma a Lugano, in Svizzera, dove si sta svolgendo la "Conferenza per la ripresa dell'Ucraina", è noto ai più che per ricostruire il Paese serviranno ben più risorse, forse sei volte la posta minima fissata dall'Unione europea e che verrà annunciata ai partner internazionali che intendono dare il loro contributo alla causa. Ecco perché alla due giorni sulle alpi del Canton ticino, la discussione è già orientata alla futura ricerca di fonti di finanziamento per quello che dovrebbe essere il Piano Marshall ucraino. 

Il presidente Volodymyr Zelensky, alla vigilia della conferenza, ha ammesso che il "compito è davvero colossale", se non altro nei territori non in mano ai russi. C'era chi pensava che il leader di Kiev riuscisse a raggiungere Lugano fisicamente, ma a quanto pare ha preferito partecipare con l'oramai classico collegamento da remoto. Al suo posto, in presenza, ci saranno il presidente del Consiglio Denys Chmygal, il presidente del Parlamento Rouslan Stefantchouk e una delegazione di un centinaio di persone.

La conferenza era stata pianificata molto prima della guerra e inizialmente era destinata a concentrarsi sulle riforme in Ucraina e in particolare sulla lotta alla corruzione. L'invasione della Russia ha modificato chiaramente i temi sul tavolo, anche se non ha eliminato quelli legati alle riforme interne. Del resto, qualsiasi cifra verrà messa sul piatto, nessun donatore, a partire dall'Ue, è intenzionato a sborsare ingenti quantità di denaro senza avere qualche garanzia sul modo in cui verranno spese. E sul fatto che gli aiuti non finiranno per alimentare una stretta cerchia di oligarchi.

A Lugano, del resto, non ci sarà una vera e propria conferenza di donatori, ma l'incontro dovrebbe servire a definire i principi e le priorità del processo di ricostruzione. Chiaramente, la questione del costo della ricostruzione non è aggirabile. La Kyiv School of Economics ha stimato finora i danni agli edifici e alle infrastrutture in quasi 104 miliardi di dollari. Secondo altre stime, in generale l'economia del Paese ha già perso 600 miliardi di dollari. 

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen cercherà di prendersi la scena della conferenza, presentando una "piattaforma per la ricostruzione dell'Ucraina" che sarà co-presieduta dall'Ucraina e dalla stessa Commissione europea, e che dovrebbe comprendere anche i singoli governi Ue, alleati, istituzioni finanziarie internazionali e le banche multilaterali di sviluppo. La piattaforma dovrebbe contare su un fondo fiduciario ad hoc, la cui prima tranche è stimata in 100 miliardi di euro. A gestire il fondo sarà la Banca europea per gli investimenti.

Chi metterà i soldi? L'intento di Bruxelles è di mettere insieme donatori Ue e internazionali almeno per la prima tranche. Per le successive, la Commissione potrebbe rilanciare il metodo usato per il Covid, ossia l'emissione di eurobond per raccogliere fondi sul mercato. Un metodo che Paesi come l'Italia vorrebbero venisse usato per sostenere i costi "interni" all'Ue della guerra in Ucraina, ma su cui i governi frugali tirano il freno. 

L'Ucraina, dal canto suo, continua a proporre di trovare le risorse necessarie alla ricostruzione colpendo i patrimoni russi di proprietà statale. "Ci aspettiamo che le nostre perdite vengano compensate utilizzando le riserve estere della Banca centrale russa, o le attività di imprese statali russe e di privati ​​russi", ha detto la scorsa settimana il ministro delle finanze Serhiy Marchenko. La stima di Kiev è che il patrimonio collegato al Cremlino al di fuori della Russia ammonti a 300 miliardi di dollari.  

La Commissione europa, in tale ottica, ha presentato una proposta per rendere più semplice non tanto il sequestro, quanto il riutilizzo dei beni russi. Il Canada ha già approvato una legge che dovrebbe consentirle di rivendere i beni confiscati ai soggetti e alle società finite nella lista nera delle sanzioni. Il Regno Unito dovrebbe fare lo stesso. Ma a Washington, come tra i governi Ue, c'è chi nutre più di un dubbio sulla reale efficacia di queste misure. 

Intanto, a Lugano c'è chi pensa già al futuro ruolo energetico dell'Ucraina per l'Europa: Greenpeace e alcune ong ucraine hanno scelto di promuovere le energie rinnovabili e di denunciare il nucleare, una delle produzioni energetiche di punta di Kiev, erigendo una finta turbina eolica non lontano dalla sede della conferenza.

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