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Sabato, 13 Aprile 2024
Il documento / Israele

Il piano di Israele per il dopo Gaza: via l'Onu e presidio militare sulla Palestina

Il premier Netanhyau ha presentato il progetto per il post conflitto

Via Hamas da Gaza. Ma anche via l'Onu. Mentre Israele manterrà la sua presenza militare sia nella Striscia, sia in Cisgiordania. Sono questi i punti più importanti del piano per la gestione del post conflitto che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha presentato al gabinetto di guerra, il governo di unità nazionale costituito all'indomani dell'attentato terroristico del 7 ottobre.

Il giorno dopo

Il premier israeliano rompe così il silenzio sui suoi progetti per il "giorno dopo" la fine del conflitto con Hamas. Da diverse settimane, dagli Stati Uniti all'Unione europea, in tanti avevano chiesto a Netanyahu di chiarire fino a che punto l'esercito si sarebbe spinto nell'assedio di Gaza, e in che modo intendesse affrontare i futuri rapporti tra Israele e Palestina.

Il piano del leader di Tel Aviv non dà indicazioni nuove sulla fine del conflitto. Nel documento presentato al gabinetto di guerra, gli obiettivi a breve termine restano invariati: distruggere le capacità militari e le infrastrutture governative sia di Hamas che della Jihad islamica, garantire il rilascio degli ostaggi e prevenire qualsiasi minaccia futura per Israele.

Zona cuscinetto

Una volta ottenuto questo (sempre che l'operazione dovesse riuscire nell'intento), Netanyahu non intende certo mollare la presa militare su Gaza: verrà creata una zona cuscinetto tra la Striscia e Israele, e ci sarà anche una presenza di soldati fissa al confine tra Gaza e l'Egitto per contrastare il contrabbando. Il premier ha affermato che quest'azione avverrà in collaborazione con gli Stati Uniti, ma l'Egitto ha già sollevato più di un disappunto sulla militarizzazione del confine. Israele manterrà anche il controllo della sicurezza sulla Cisgiordania, in barba alle accuse mosse a Tel Aviv per il sostegno alle violenze commesse in questa parte della Palestina dai coloni (cari all'ala più a destra del suo governo).

Ma chi governerà su Gaza? La prima mossa di Netanyahu è di smantellare l'Unrwa, l'agenzia della Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi che nella Striscia si è occupata in questi anni di garantire assistenza sociale, istruzione e sanità. Tel Aviv ha accusato l'Unrwa di avere avuto un ruolo nell'attentato condotto da Hamas il 7 ottobre, anche se le prove a sostegno di quest'accusa sembrano deboli.

Il nuovo governo di Gaza

Al posto dell'Unrwa, Netanyahu vuole un'amministrazione pubblica basata "su professionisti con esperienza manageriale. Questi funzionari locali non devono essere identificati con Stati o organizzazioni che sostengono il terrorismo e non devono ricevere stipendi da loro", si legge nel documento.

E la ricostruzione? Il piano si limita a dire che "la ricostruzione di Gaza sarà possibile solo una volta che la Striscia sarà stata smilitarizzata e una volta avviato un processo di deradicalizzazione". La ricostruzione sarà portata avanti "con finanziamenti e sotto la guida di Paesi approvati da Israele". Infine, il riconoscimento dello Stato palestinese, su cui spinge un fronte sempre più ampio di Paesi Ue, come la Spagna: "Israele rifiuta completamente i diktat internazionali su un accordo sullo status finale con i palestinesi", dice Netanyahau in una nota, aggiungendo che il riconoscimento unilaterale di uno Stato palestinese da parte della comunità internazionale "garantirebbe un enorme premio al terrorismo" e "impedirebbe qualsiasi futuro accordo di pace".

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