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Giovedì, 30 Maggio 2024
Ipotesi forza Onu

Bruxelles presenta un piano di pace per Gaza (all'insaputa dei governi Ue)

Fuori Hamas da Gaza, stop alla presenza israeliana nella Striscia e impegno a realizzare due Stati che convivono. Gli Stati membri all'oscuro della proposta

Un piano per il futuro di Gaza che prevede l'espulsione per sempre di Hamas. La Striscia dovrà passare sotto il controllo di un'unica autorità palestinese, mentre le forze di sicurezza israeliane dovranno uscire da quei territori. Infine un divieto all'espulsione forzata della popolazione palestinese dalla Striscia e una fine dell'assedio. Sono alcuni dei punti del piano per il futuro di Gaza presentato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. "Mentre affrontiamo l'urgenza dell'oggi, dobbiamo anche sforzarci di pensare al domani. Immaginare come potrebbe essere una pace duratura. Per ridare speranza a palestinesi e israeliani. E per questo hanno bisogno di una prospettiva e questa è la soluzione dei due Stati", ha dichiarato von der Leyen parlando durante l'incontro con gli ambasciatori dell'Unione europea a Bruxelles. "Alla fine, israeliani e palestinesi dovranno concordare una via da seguire. Ma credo che anche noi, come parte dello sforzo internazionale, dobbiamo contribuire, proponendo alcuni principi fondamentali per il giorno dopo la guerra, che potrebbero aiutare a trovare un terreno comune", ha spiegato la leader dell'esecutivo europeo.

Escludere Hamas

A proposito dell'organizzazione Hamas, la politica tedesca ha precisato: "Innanzitutto Gaza non può essere un rifugio sicuro per i terroristi. Sappiamo cosa è successo dopo le precedenti guerre di Gaza. Hamas ha immediatamente iniziato a ricostruire il suo arsenale e a prepararsi per il prossimo conflitto". Von der Leyen ha precisato che "non può più essere così". Su come garantire questa esclusione di Hamas, ha precisato, ci sono ancora delle discussioni in corso. Tra le ipotesi al vaglio anche quella di insediare "una forza di pace internazionale sotto mandato delle Nazioni Unite", ha evidenziato von der Leyen. L'obiettivo però è chiaro : "L'organizzazione terroristica Hamas non può controllare o governare Gaza", ha sottolineato la presidente della Commissione, che ha insistito sul fatto che "dovrebbero esistere una sola Autorità Palestinese e uno Stato palestinese".

Essenziale l'economia nella Striscia

Infine Bruxelles ha escluso "una presenza di sicurezza israeliana a lungo termine a Gaza", reputata "una parte essenziale di qualsiasi futuro Stato palestinese". La leader europea ha rimarcato che non è possibile sfollare in modo forzato i palestinesi da Gaza. "Questa sarebbe solo una ricetta per una maggiore instabilità regionale", ha rimarcato von der Leyen. Bruxelles ha escluso anche il blocco prolungato di Gaza, perché questa politica "non ha funzionato". Durante il blocco Hamas ha continuato a rafforzare il suo arsenale, mentre l'economia dei palestinesi a Gaza è crollata. Gli ultimi dati prima dell'attacco del 7 ottobre erano drammatici: il 70% dei giovani di Gaza non lavora. La disoccupazione, secondo la leader europea, ha determinato null'altro che una maggiore radicalizzazione. Il futuro dello Stato palestinese, ha sottolineato, non può prescindere dalla salute economica del territorio. "L'Europa è pronta a collaborare con tutte le persone e i Paesi della regione per realizzarlo. Tutto ciò potrebbe sembrare eccessivamente ambizioso, dato che la guerra infuria ancora. Ma non dobbiamo risparmiare alcuno sforzo per mantenere viva la speranza", ha sottolineato.

Indispensabili due Stati

Per una soluzione duratura non si può prescindere dalla soluzione che prevede due Stati "che convivano fianco a fianco in pace e sicurezza", ha assicurato la guida dell'esecutivo europeo. La proposta di von der Leyen ha lasciato però di stucco il Consiglio Ue, che rappresenta i governi degli Stati membri. "È la prima volta che ne sentiamo parlare", ha dichiarato un alto funzionario del Consiglio Ue alla stampa rispetto alle soluzioni avanzate dalla presidente della Commissione europea. La numero uno dell'esecutivo europeo non si sarebbe quindi coordinata con il Consiglio o i Paesi membri.

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