"L'Ue nega ai cittadini la democrazia diretta", M5s contro la riforma dell'Iniziativa civica europea

I miglioramenti tecnici apportati da Strasburgo non accontentano i pentastellati: “La Commissione potrà ignorare le petizioni, resta giocatore e arbitro”

Le nuove regole approvate dal Parlamento europeo sui meccanismi di partecipazione diretta dei cittadini non piacciono al Movimento cinque stelle. Si tratta, in particolare, dell’Iniziativa civica europea, che consente a un milione di cittadini residenti in almeno un quarto degli Stati membri di proporre una legge alle istituzioni Ue. La riforma allo strumento civico votata a Strasburgo apre la strada all’utilizzo di mezzi telematici di raccolta firme per le petizioni da proporre alla Commissione europea. Ma il potere di quest’ultima sulle iniziative dei firmatari è finita sotto la lente d’ingrandimento dei pentastellati, che la definiscono “giocatore e arbitro perché può di fatto ignorare la richiesta dei cittadini”. 

“Anziché potenziare uno strumento che riduce la distanza tra cittadini e Istituzioni europee - dichiarano Eleonora Evi e Fabio Massimo Castaldo, eurodeputati del M5s - con la modifica del Regolamento dell’Iniziativa dei  cittadini europei sostanzialmente si compie un passo indietro”.

I pentastellati riconoscono che nel testo ci sono “dei limitati miglioramenti tecnici”, ma accusano le istituzioni Ue di aver tradito le aspettative delle organizzazioni della società civile. “La montagna ha dunque partorito il topolino”, ironizzano amaramente gli esponenti del movimento che ha fatto della democrazia diretta un cavallo di battaglia. 

Oltre al potere della Commissione di “ignorare la richiesta dei cittadini”, non piace che si metta fine “alla possibilità per gli organizzatori di utilizzare i sistemi individuali di raccolta delle firme, costringendoli a utilizzare una piattaforma in capo all’Esecutivo comunitario”. “Questo rende più difficile il dibattito e la consapevolezza pubblica”, sottolineano Evi e Castaldo. 

“Non è questa la democrazia diretta che ci aspettiamo”, concludono i due europarlamentari, che si impegnano a contrapporre “una vera partecipazione dal basso” a quella che definiscono “arroganza dei Palazzi del potere”.

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