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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Guerra in Ucraina

Perché lo stop del G7 all’oro russo metterà all’angolo Putin e gli oligarchi

Dopo il petrolio, il metallo prezioso è il prodotto della Russia più venduto all’estero. Ma oltre al settore direttamente colpito dalla sanzione, l’embargo creerà problemi anche agli uomini più ricchi del Paese

Il default tecnico che Mosca rischia di affrontare nelle prossime ore non è una conseguenza dello stop all’oro russo decretato dai leader del G7. Ma il nuovo divieto di importazione che andrà a colpire il metallo prezioso, di cui la Federazione Russa è il terzo produttore a livello mondiale, di certo avrà un duro impatto per l’economia nazionale, ormai all’angolo su diversi fronti. Dopo le ultime sanzioni Ue sulle importazioni di petrolio, il Cremlino dovrà infatti gestire un potenziale shock da quasi 18 miliardi di euro.

Quest’ultima cifra corrisponde al valore delle esportazioni auree dalla Russia nel solo 2020. Oltre il 90% dell’oro russo viene comprato dal Regno Unito, ma lo Stato del G7 ha già fatto sapere che applicherà appieno la nuova sanzione decisa con gli altri Paesi occidentali. “Londra è un importante hub mondiale del commercio dell’oro - si legge in una nota del governo britannico - e le sanzioni del Regno Unito, che saranno le prime del loro genere ad essere attuate contro la Russia in qualsiasi parte del mondo, avranno un enorme impatto sulla capacità di Putin di raccogliere fondi” per finanziare la guerra in Ucraina.

Oltre alla filiera dell’oro russo, la scelta del G7 andrà a colpire gli oligarchi che negli ultimi mesi hanno convertito il loro patrimonio in riserve auree per poter facilmente aggirare le sanzioni occidentali. Recenti testimonianze hanno infatti evidenziato l’acquisito di beni immobiliari da parte di magnati russi tramite pagamenti in oro. Una pratica che rischia di vanificare quanto fatto dai governi europei per isolare economicamente l’élite di Mosca, ritenuta capace di influenzare le mosse del Cremlino. Di qui la decisione di escludere anche tale sistema di pagamento. 

Scoperto il tesoro di Putin da oltre 4 miliardi in palazzi, yacht e vigneti

Anche prima dello stop dei governi del G7 alle importazioni di oro russo, la London Bullion Market Association, l’organizzazione che gestisce mercato di Londra dell’oro e dell’argento, aveva deciso di chiudere i canali di importazione di metalli preziosi dalla Federazione Russa. Una mossa che aveva già limitato considerevolmente la capacità di Mosca di piazzare il proprio oro sul mercato mondiale, con diversi centri di raffinazione che hanno seguito l’esempio di Londra. Tuttavia, il mese scorso la Svizzera ha fatto sapere di aver ripreso l’acquisto di lingotti dalla Russia, con un primo arrivo di oltre 3 tonnellate d’oro. Un passaggio finito sotto la lente delle autorità doganali svizzere che stanno verificando potenziali violazioni delle sanzioni economiche contro la Russia che potrebbero mettere nei guai le società e i cittadini elvetici coinvolti nell’operazione.

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