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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
L'allarme

Perché la mascherina potrebbe tornare obbligatoria

Una triplice minaccia preoccupa Europa e Usa: a Los Angeles la misura attesa nelle prossime settimane, mentre in Germania e Francia le pediatrie sono sature

L'obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi e affollati potrebbe non essere più solo un ricordo della pandemia. Dagli Stati Uniti all'Europa, le autorità sanitarie stanno valutando seriamente di introdurre nuovamente questa misura per ridurre la diffusione non solo del Covid-19, ma anche dell'influenza stagionale e del virus respiratorio sinciziale. La triplice minaccia rischia di mandare in tilt gli ospedali, e proprio questo è l'aspetto che più preoccupa gli esperti, soprattutto nel Vecchio Continente.

Non solo Covid

C'è innanzitutto il Covid-19. In California, per esempio, i casi di coronavirus e i tassi di ricovero sono aumentati drasticamente, soprattutto in alcune aree del Paese. A Los Angeles, le autorità sanitarie hanno avvertito che presto potrebbe essere necessario un ritorno all'obbligo di indossare mascherine al chiuso. Secondo le norme in vigore nella contea, tale obbligo scatta quando si superano i 200 casi a settimana ogni 100mila abitanti. Il tasso attuale è di 188. Anche i numeri delle ospedalizzazioni sono triplicate rispetto a inizio novembre. "Questi numeri dimostrano chiaramente che il Covid è ancora tra noi", ha detto giovedì il direttore della sanità pubblica della contea di Los Angeles Barbara Ferrer, secondo cui le mascherine potrebbero venire rese obbligatorie già entro fine anno.

Il Covid, stavolta, è però solo uno dei fattori di preoccupazione. Come dicevamo, i timori sanitari sono legati anche all'effetto combinato di un aumento dei casi di coronavirus e di un'epidemia di influenza stagionale. Ma forse l'elemento più problematico per le autorità statunitensi ed europee è quanto sta succedendo nei reparti pediatrici. Dagli Usa alla Francia, passando per Germania e Belgio, i casi di bronchiolite, causati dal virus respiratorio sinciziale, stanno raggiungendo livelli record e i ricoveri stanno già mettendo in crisi gli ospedali.

L'ondata di bronchiolite

Negli Stati Uniti, i tassi di ospedalizzazione per i neonati sono sette volte superiori a quelli del 2018. Più di tre quarti dei letti ospedalieri pediatrici erano già pieni a metà novembre. E in diverse città del Paese, si sono tornate a utilizzare le unità di emergenza per affrontare l'ondata di piccoli pazienti. Gli ospedali pediatrici di Boston e Salt Lake City hanno anche annullato gli interventi chirurgici programmati. Situazioni simili si stanno riscontrando anche in Europa: "La situazione è così precaria che dobbiamo ammettere che i bambini stanno morendo perché non possiamo più curarli", ha detto Michael Sasse, medico a capo della terapia intensiva pediatrica dell'ospedale universitario di Hannover, in Germania. In Francia, centinaia di pedriati hanno criticato duramente il presidente Emmanuel Macron per la mancanza di azioni immediate per far fronte alla saturazione dei reparti, mentre in Belgio l'epidemia di bronchiolite è stata definita "senza precedenti" dalle autorità. 

Il picco stagionale di casi di virus respiratorio sinciziale dovrebbe essere raggiunto entro la fine dell'anno, almeno nei Paese più colpiti. Ma la sovrapposizione con l'influenza stagionale e un eventuale aumento repentino dei casi di Covid-19 rende "difficile prevedere come si svilupperà il periodo invernale", secondo quanto hanno affermato ieri in una nota congiunta l'Unione europea, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive (Ecdc) e l'Organizzazione mondiale della sanità per l'Europa. Da qui, una serie di raccomandazioni da seguire fin da subito, soprattutto in vista del periodo festivo, tra cui quella di "indossare mascherine ben aderenti, in particolare in ambienti affollati e chiusi con ventilazione inadeguata". Si vedrà nelle prossime settimane se i Paesi Ue trasformeranno questo invito in un obbligo.

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