Martedì, 21 Settembre 2021
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Perché la Germania ha avuto più dosi di vaccino dell’Italia?

L'astuzia di Berlino: ha chiesto 10mila fiale per ciascuno dei Lander federati anziché per l'intero Paese, ricevendone in totale 150mila. In questo modo ha potuto garantire una partenza più spedita, ma per il resto non ci saranno discriminazioni

Angela Merkel e Giuseppe Conte - Foto archivio Ansa EPA/HAYOUNG JEON

È inutile e controproducente invocare calcoli matematici o la chiave di ripartizione dei vaccini in Europa per spiegare la differenza abissale tra Italia e Germania nel numero di dosi del Comirnaty (nome commerciale del vaccino sviluppato da Pfizer/BioNTech) somministrate in occasione del Vaccine Day di ieri. Come riportato da diverse agenzie di stampa internazionali, poi riprese dai giornali italiani, Berlino ha iniziato la campagna vaccinale con ben 151.125 dosi a fronte delle 9.750 somministrate in Italia e negli altri Paesi Ue che hanno scelto di iniziare la campagna di immunizzazione negli ultimi giorni dell’anno.

La Germania conta quanto 16 Stati Ue

Alla base della differenza nel numero di dosi distribuite non vi è però alcuna discriminazione tra figli e figliastri, né la presunta maggiore competenza del Governo di Berlino rispetto a quella degli altri esecutivi europei. L’Ue aveva infatti deciso di partire con la campagna di vaccinazione nello stesso giorno (27 dicembre) e con un numero di dosi uguale per tutti gli Stati Ue (le 9.750 distribuite in Italia). Ai blocchi di partenza la Germania non solo ha iniziato a correre con 24 ore d’anticipo (le prime vaccinazioni risalgono al giorno di Santo Stefano) ma si è pure presentata con i 16 Stati regionali, meglio noti come Lander, ciascuno dei quali ha chiesto e ottenuto le sue 9.750 dosi, salvo la città-Stato di Brema (meno di 700mila abitanti) che ha ricevuto la metà delle fiale. Sommando le 4.875 dosi di Brema alle 146.250 distribuite nel resto del Paese si arriva appunto agli ormai famosi 151.125 vaccini arrivati in Germania.

La furbata tedesca

La presunta incompetenza delle classi dirigenti italiane, almeno stavolta, non c’entra nulla. All’origine delle dosi in più arrivate a Berlino - o meglio, ai 16 Stati federali tedeschi - vi è al massimo una ‘furbata’ costituzionale della Germania che ha usato il rapporto tra Stato ed enti locali che caratterizza i Paesi federali per accaparrarsi un maggior numero di dosi all’inizio della lunga corsa verso l’immunizzazione di gregge. Ma il resto delle dosi, come spiegato dalla Commissione europea, verranno comunque distribuite in proporzione alla popolazione dei singoli Stati membri. Normale quindi che la Germania, con i suoi 83 milioni di abitanti, alla fine avrà diritto a più dosi dell’Italia, che conta poco più di 60 milioni di cittadini. Ma la differenza non dovrebbe essere di 1 a 15, come invece avvenuto nel giorno del lncio del programma.

Pregiudizi europei

Nel vortice delle polemiche sui numeri riportati senza spiegazione, è poi passata quasi inosservata la scelta olandese di rinviare l'inizio della campagna di vaccinazione all’8 gennaio. “Abbiamo optato per una pianificazione attenta, sicura e responsabile”, ha spiegato la scorsa settimana il serafico ministro alla Salute Hugo de Jonge. Una decisione che, se fosse stata presa da un Paese dell’Europa mediterranea, sarebbe stata subito tacciata di impreparazione e sciatteria. Ma che invece, arrivando dall’Europa nordica, viene accolta da tanti come una calcolata e prudente strategia medica.

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