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Martedì, 7 Febbraio 2023
Il dilemma di Scholz

Perché la Germania dice no all'invio dei suoi carri armati all'Ucraina

Berlino autorizza la fornitura di tank tedeschi a Kiev ma nega i suoi Leopard 2 all'esercito di Zelensky. Il governo di Scholz teme che l'invio dei mezzi pesanti possa essere un punto di non ritorno

"Non resteremo a guardare l'Ucraina mentre sanguina a morte". Le parole di fuoco arrivate da Mateusz Morawiecki, primo ministro polacco, racchiudono tutta la frustrazione dell'Est Europa per la titubanza tedesca sull'invio di carri armati a Kiev. Il governo di Volodymyr Zelensky sostiene da mesi la necessità di dotare l'esercito ucraino di mezzi corazzati pesanti per affrontare le forze russe. Qui entrano in gioco i Leopard 2, potenti carri armati di produzione tedesca. 

La 'Golf' militare

I tank che a detta di Kiev potrebbero spostare gli equilibri sul campo di battaglia sono proprio quelli made in Germany. Prodotti per la prima volta alla fine degli anni Settanta per sostituire i statunitensi M48 Patton, i carri Leopard sono preso diventati celebri per la loro potenza di fuoco, l'agilità nei movimenti e la robustezza. Il giornale Frankfurter Allgemeine Zeitung di recente ha definito il Leopard 2 "la Golf dell'industria tedesca dei carri armati: un tuttofare famoso a livello mondiale". Nel mondo ce ne sono circa 3.500 esemplari, la gran parte dei quali si trovano nei depositi degli eserciti europei. Almeno cinque governi dell'Ue si sono detti favorevoli al loro invio nel campo di battaglia ucraino. Ma perché ciò avvenga serve l'ok Berlino.

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Il braccio di ferro

La Germania, in quanto Stato produttore, ha infatti il potere di veto nei confronti della seconda esportazione dei 'suoi' carri armati verso altri Paesi. Di qui il braccio di ferro degli ultimi giorni che ha visto da una parte il governo tedesco guidato dal socialdemocratico Olaf Scholz e dall'altra gli esecutivi più decisi nel sostegno all'Ucraina, a partire dal governo conservatore della Polonia, in pressing su Berlino per ottenere il sì all'invio dei Leopard 2 a Kiev. Alla fine i 'pro-tank' hanno strappato la promessa che il cancelliere tedesco non eserciterà il potere di veto sulla fornitura dei potenti carri armati all'Ucraina. Ma perché Berlino non manda direttamente i suoi mezzi?

La minaccia di Mosca

Il neoministro della Difesa, Boris Pistorius, ufficialmente ha spiegato che è in corso un inventario dei carri armati della Bundeswehr, l'esercito tedesco, e dunque ha espresso la necessità di garantire che alla Germania restino abbastanza mezzi per la sua autodifesa. Tuttavia, diversi osservatori sostengono che Berlino non voglia oltrepassare quella che considera una linea rossa per la Russia e un punto di non ritorno per l'Europa. La fornitura dei Leopard 2 potrebbe aggravare il conflitto con Mosca, specie se interpretata come un coinvolgimento diretto da parte della Nato. La Russia ha avvertito in diverse occasioni che l'escalation sarebbe "estremamente pericolosa", minacciando addirittura l'uso di testate nucleari. Di qui la titubanza tedesca. 

Tuttavia, le minacce del Cremlino - regolarmente indirizzate ai governi europei dall'inizio della guerra, quando l'Ue ha scelto di aiutare Kiev - non hanno mai trovato un riscontro sul campo di battaglia. L'effetto diretto degli aiuti militari europei e statunitensi all'Ucraina, dalle prime forniture di diesel agli ultimi invii di strumentazioni tecnologicamente avanzate, è stato quello di rallentare e bloccare l'invasione avviata dalla Russia dal 24 febbraio scorso. Di qui il dilemma del governo tedesco, pressato da più parti a fare un passo avanti verso la fornitura di carri armati ma dall'altra timoroso di una ritorsione dalle conseguenze imprevedibili.

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