Garante Ue: "Tutelare privacy anche nelle indagini sui pedofili". E la Commissione s'infuria

La strategia di Bruxelles per combattere gli abusi sui minori va in contrasto con la direttiva sulla protezione dei dati personali, che l'esecutivo per questo vorrebbe scavalcare, seppur in parte. Ma il timore è che la cosa possa essere usata da alcuni governi anche per controllare i cittadini

Foto Ansa EPA/SASCHA STEINBACH

La strategia della Commissione per combattere gli abusi sui minori online andrebbe in contrasto con le nuove norme comunitarie in difesa della privacy e per questo Bruxelles starebbe pensando di sospendere queste ultime, anche se solo in parte e per cinque anni, in nome della lotta alla pedofilia.

Il problema legale

La commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson, ha spiegato che il nuovo regolamento della direttiva e-privacy, che entrerà in vigore dalla fine di dicembre, ha "l'effetto non intenzionale" di rendere "illegale" alcune denunce che potrebbero essere fatte da privati e piattaforme online, per quanto riguarda video o materiale fotografico di tipo privato. Così facendo questo potrebbe avere come conseguenza che l'Ue dovrebbe "chiudere un occhio su quello che sta succedendo sugli abusi sessuali sui minori su Internet", e "non possiamo lasciare che ciò accada", ha detto parlando a Euronews. A sollevare il problema è stato il Garante europeo sulla protezione dei dati (Edps), contro cui la stessa commissaria si è scagliata.

Priorità alla difesa dei bambini

“A mio avviso i politici hanno l'obbligo di proteggere i bambini. Adottare la mia proposta consente alle società di Internet di continuare a segnalare questo materiale vile di abusi sui minori. Ci sono stati 100mila nuovi video nell'Ue solo l'anno scorso ", ha detto l'esponente svedese dell'esecutivo comunitario a Politico, lamentando che il parere dell'Edps si sarebbe “focalizzato solo sulla protezione dei diritti degli utenti”, tra cui potrebbero esserci dei malintenzionati, “e non quella dei bambini vittime di abusi sessuali”. Secondo la proposta della Commissione, che deve passare anche al vaglio del Parlamento europeo, che pure nutre dei dubbi sul testo, le piattaforme online sarebbero obbligate a rilevare materiale di abuso sessuale su minori e segnalarlo alle autorità pubbliche. “Immagina di essere un bambino vittima di abusi e di sapere che il momento peggiore della tua vita circola ancora su Internet. Peggio ancora, immagina che un'opportunità per essere salvato da abusi continui sia stata persa perché gli strumenti per combatterla sono diventati illegali. Le aziende devono essere in grado di denunciare in modo che la polizia possa fermare la circolazione delle immagini e persino salvare i bambini", ha detto la commissaria Johansson.

I dubbi del garante

Il problema che pone il Garante però, è che si parla comunque di accedere a dati e file personali, che potrebbero anche essere di persone che con gli abusi dei minori non c'entrano niente, seppur sospettati. “La legislazione deve stabilire regole chiare e precise che disciplinino la portata e l'applicazione delle misure in questione, imponendo garanzie minime, in modo che le persone i cui dati personali siano interessati abbiano garanzie sufficienti che i dati saranno effettivamente protetti contro il rischio di abuso”, afferma il parere dell'Edps, secondo cui “tale legislazione deve essere giuridicamente vincolante e, in particolare, deve indicare in quali circostanze e a quali condizioni può essere adottato un provvedimento che prevede il trattamento di tali dati, garantendo in tal modo che l'interferenza sia limitata a quanto strettamente necessario”.

Tutelare la libertà online

Il timore è che usando la scusa della lotta alla pedofilia si possa alcune autorità nazionali, possano violare la privaci di cittadini che vogliono tenere sotto controllo in quanto oppositori politici o attivisti di minoranze varie. "La capacità di parlare in privato, liberamente e in maniera protetta è estremamente importante e preziosa per altre parti vulnerabili della popolazione che devono essere in grado di comunicare in un ambiente crittografato senza timore di ritorsioni da parte dei governi o di altri attori", ha sottolineato Julian Jaursch, direttore del think tank tedesco Stiftung Neue Verantwortung, specializzato in questioni di politica pubblica che riguardano l'intersezione tra tecnologia e società.

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