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Lunedì, 27 Giugno 2022
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Basta passaporti o visti in cambio di investimenti, il Parlamento Ue vuole la stretta

In commissione Affari interni approvata una risoluzione che chiede di vietare la pratica diffusa in alcune nazioni. La relatrice del testo: "La cittadinanza è un diritto, non una merce da comprare"

“La cittadinanza è un diritto, non una merce da comprare e vendere”. Con queste parole l’eurodeputata olandese Sophia in ‘t Veld  ha salutato il primo via libera al testo da lei messo a punto che chiede il divieto dei cosiddetti passaporti e visti d'oro. La risoluzione, approvata in commissione Libertà civili e Affari interni (Libe) con 61 voti favorevoli, 3 contrari e 5 astenuti, chiede all'esecutivo comunitario un pacchetto legislativo per mettere del tutto fuori legge la pratica di concedere la cittadinanza in un Paese membro in cambio di cospicui investimenti.

Cos’è il “passaporto d’oro”?

Il passaporto e il visto d’oro sono dei programmi di residenza o cittadinanza per investimento attivi in alcuni Stati membri dell’Unione. In poche parole, i cittadini di Paesi terzi possono ottenere la residenza (se non addirittura la cittadinanza) europea e tutti i diritti che ne conseguono semplicemente investendo in una nazione ingenti somme di denaro. Si tratta di schemi a dir poco problematici, soprattutto se si considera che il visto per uno Stato europeo permette al suo titolare (e a tutti i suoi familiari) di spostarsi liberamente all’interno di tutta la zona Schengen. Se poi questi visti si trasformano in cittadinanza, saranno inoltre assicurati viaggi per un altro centinaio di nazioni nel mondo nonché tutti i diritti concessi agli europei.

L'ampiezza del fenomeno

Almeno 130mila persone hanno ottenuto il passaporto o il visto grazie a investimenti tra il 2011 e il 2019 in Europa, generando entrate per oltre 21,8 miliardi di euro nei Paesi che rilasciavano il documento. Al momento tre Stati membri hanno schemi Cbi (citizenship by investment): Bulgaria (dove il governo ha presentato un disegno di legge per porre fine allo schema), Cipro (che attualmente tratta solo le domande presentate prima del novembre 2020) e Malta. Dodici Stati membri hanno schemi Rbi (residence by investment), tutti con importi e opzioni di investimento diversi.

Le richieste dei deputati

I deputati sottolineano che questi programmi sono "discutibili da un punto di vista etico, legale ed economico e pongono diversi seri rischi per la sicurezza". A loro avviso minano l'essenza della cittadinanza dell'Ue e dovrebbero essere gradualmente eliminati. Per farlo chiedono controlli più rigorosi su chi in futuro otterrà visti in cambio di investimenti (anche sui familiari e sulle fonti di finanziamento), con procedure di verifica nei loro Paesi di origine, poi chiedono obblighi di rendicontazione per gli Stati membri e anche requisiti di residenza fisica minima per i richiedenti e coinvolgimento attivo, qualità, valore aggiunto e contributo all'economia (per i loro investimenti).

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