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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
La risoluzione / Ungheria

"L'Ungheria non è più una democrazia" per il Parlamento Ue. Ma Lega e FdI difendono Orban

Strasburgo: nel Paese vige una "autocrazia elettorale". La Commissione pronta a bloccare 16 miliardi di fondi europei per Budapest

L'Ungheria non può più essere considerata pienamente una democrazia: la situazione dello stato di diritto è peggiorata sotto il governo di Viktor Orban, e nel Paese vige ormai una un "regime ibrido di autocrazia elettorale". Per questo, l'Ue dovrebbe sospendere l'erogazione dei fondi del Recovery finché Budapest non invertirà la marcia. È quanto si legge nella risoluzione votata a larga maggioranza dal Parlamento europeo a Strasburgo. Il centrodestra si è spaccato, con i popolari (tra cui i deputati di Forza Italia) che hanno per lo più approvato il testo. Mentre i gruppi di Id e Ecr, tra le cui fila siedono rispettivamente Lega e Fratelli d'Italia, hanno votato contro. 

I governi agiscano contro Orban

Nel testo della risoluzione si afferma che i valori sanciti dall'articolo 2 del Trattato sull’Unione europea (tra cui la democrazia e i diritti fondamentali) si sono ulteriormente deteriorati nel Paese grazie ai "tentativi deliberati e sistematici del governo ungherese". Diverse aree politiche "riguardanti la democrazia e i diritti fondamentali in Ungheria continuano a destare preoccupazione" scrive l'Eurocamera. Tra queste, "il funzionamento del sistema costituzionale ed elettorale, l'indipendenza della magistratura, la corruzione e i conflitti di interesse e la libertà di espressione, compreso il pluralismo dei media". Altre aree che destano preoccupazione sono "la libertà accademica, la libertà di religione, la libertà di associazione, il diritto alla parità di trattamento, i diritti delle persone Lgbtiq, i diritti delle minoranze, dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati".

Ad aggravare la situazione, per Strasburgo, c'è stata l'inazione di governi Ue. La maggioranza dell'Aula condanna il fatto che contro l'Ungheria, gli altri Stati membri non abbiano dato seguiro alle misure previste con l'articolo 7 del Trattato, volto a tutelare lo stato di diritto. Il Parlamento aveva chiesto già nel 2018 l'attivazione di tale articolo. Nalla risoluzione, il Parlamento chiede anche alla Commissione europea di fare la sua parte adottando una serie di provvedimenti, tra cui lo stop al Pnrr ungherese e una stretta sui progetti finanziati da Bruxelles nell'ambito della politica di coesione "che contribuiscono all'uso improprio dei fondi Ue o alle violazioni dello Stato di diritto" da parte di Budapest. Inoltre, Strasburgo chiede di "applicare in modo più rigoroso il Regolamento sulle disposizioni comuni e il Regolamento finanziario per contrastare qualsiasi abuso dei fondi Ue per motivi politici". "L’inazione della Commissione e l’immobilismo del Consiglio sono ingiustificati: non possiamo tollerare ulteriori ritardi, e soprattutto non vogliamo essere co-responsabili dello sgretolamento dei valori fondanti dell’Unione europea", ha avvisato Pietro Bartolo, eurodeputato del Pd.

La mossa di Bruxelles

L'iniziativa del Parlamento arriva a pochi giorni dalla notizia che la Commissione starebbe valutando di punire Orban con la sospensione fino al 70% dei 22,5 miliardi di euro dei fondi di coesione stanziati per il periodo 2021-27 per l'Ungheria, circa 16 miliardi in tutto. Lo scorso aprile l'esecutivo comunitario aveva avviato, per la prima volta, il meccanismo di condizionalità nei confronti di Budapest, contestando tra l'altro irregolarità negli appalti pubblici, nei sistemi di controllo e audit, nella lotta alla corruzione. Con tale meccanismo, Bruxelles può sospendere i pagamenti diretti a uno Stato quando le violazioni dello stato di diritto hanno o rischiano di avere un impatto negativo sul bilancio europeo.

Le prime proposte del governo di Orban per venire incontro ai dubbi dell'Ue non hanno avuto successo. E adesso Budapest sta correndo ai ripari con un pacchetto di riforme che dovrebbe venire presentato la prossima settimana. Il pacchetto, secondo quanto riportato dai media locali, si articola in diciassette disegni di legge che prevedono, tra l'altro, l'istituzione di un'autorità indipendente per la lotta alla corruzione e la creazione di un gruppo di lavoro per monitorare la spesa dei fondi europei.

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