Europarlamento a Orban: o tu o nessuno per il dibattito sull'Ungheria. E lui risponde picche

Bruxelles discute le misure antidemocratiche adottate da Budapest per la pandemia. Sassoli ha chiesto che il premier venisse di persona e non mandasse un ministro, ma lui ha rifiutato

Viktor Orban - EPA/Tamas Kovacs

Il dibattito al Parlamento europeo sulle misure antidemocratiche adottate in Ungheria come risposta alla pandemia di coronavirus avverrà senza alcun rappresentante di Budapest in Aula. Per rispondere domani alle domande dei deputati sulla controversa legge che dà al governo del Paese il potere di governare per decreto a tempo indeterminato, Bruxelles aveva invitato lo stesso Viktor Orban. Sia il Consiglio che la Commissione europea presenteranno davanti all'Assemblea comunitaria una propria dichiarazione sul tema.

La richiesta di inviare un ministro

Per avere diritto di replica l'11 maggio il ministro della Giustizia ungherese, Judit Varga, aveva chiesto di poter rappresentare lui il governo ma il presidente del Parlamento europeo, David Maria Sassoli, ha indirizzato una lettera ad Orban ricordandogli che che "la prassi consolidata per questo tipo di dibattiti" prevede che "l'appropriato livello di partecipazione sia quello di capi di Stato o di governo". Insomma: o tu o nessuno.

Il no di Orban

Ma la cosa non ha minimamente impensierito il leader magiaro. Secondo l'agenzia di stampa "Mti", il suo portavoce, Bertalan Havasi, ha ribadito che è stato delegato al ministro della Giustizia il compito di presentare al Parlamento europeo il punto di vista del suo governo perché Orban sarebbe impegnato nella lotta contro la diffusione del coronavirus. Il portavoce ha anche rigettato la palla nel campo dell'Europarlamento chiedendo a Sassoli, che ora ha poco tempo per prendere una decisioni, di garantire a Varga l'opportunità di partecipare al dibattito.

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Budapest: "Non garantite rappresentanza equa"

La partecipazione è resa tra l'altro più complicata da fatto che lo Stesso Sassoli ha sottolineato anche come questa debba essere fatta di persona e non in videoconferenza, “nonostante le circostanze eccezionali” in cui ci troviamo. "Non solo il Parlamento decide di tenere un simile dibattito in questi tempi eccezionali, quando tutta la nostra energia dovrebbe essere focalizzata sulla lotta alla pandemia, ma si rifiuta di garantire una rappresentanza equa, che è tuttavia fondamentale in qualsiasi dibattito democratico", ha scritto Varga in risposta a Sassoli, in una lettera ottenuta da Politico, sottolineando come Consiglio e Commissione "di solito partecipano alla discussione in Aula a un livello inferiore a quello dei presidenti".

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