Dal Parlamento bocciatura a metà dell'accordo tra i leader Ue. Lega: "Pd e M5s sconfessano Conte"

In una risoluzione votata a larga maggioranza, l'Eurocamera saluta positivamente l'intesa sul Recovery fund, ma non quella sul bilancio pluriennale. E chiede modifiche da attuare entro ottobre: "In caso contrario porremo il veto"

Il Parlamento europeo boccia a metà l'accordo raggiunto dai capi di Stato e di governo il 20 gennaio scorso dopo oltre 90 ore di negoziati: ok al Recovery fund, ma no al bilancio pluriennale 2021-2027. Che in qualche modo è collegato al piano anticrisi e sul quale, a differenza del Recovery fund, l'Eurocamera può far valere il suo potere di veto. Un potere che sembra intenzionato a usare. 

Nella risoluzione votata a larga maggioranza, i deputati affermano che il Parlamento "non metterà il suo timbro sul fatto compiuto" ed è "pronto a non dare il suo accordo" al bilancio "finché non verrà raggiunto un accordo soddisfacente nei negoziati tra Parlamento e Consiglio". E ricordano che "tutti i 40 programmi Ue finanziati dal bilancio pluriennale devono avere il consenso del Parlamento, come colegislatore". Un accordo dev'essere raggiunto "al più tardi entro fine ottobre", per assicurare l'avvio dei programmi dal primo gennaio 2021. Nel caso in cui Consiglio e Parlamento non dovessero trovare l'accordo, si potrà ricorrere a una proroga sulla base del vecchio bilancio, come già successo per la Pac, la politica agricola comune.

I deputati spiegano la loro opposizione sulle base dei tagli apportati ai programmi orientati al futuro poiché "mineranno le basi di una ripresa sostenibile e resiliente". I programmi faro dell'Ue relativi a clima, transizione digitale, salute, gioventù, cultura, infrastrutture, ricerca, gestione delle frontiere e solidarietà sono a rischio di “un calo immediato dei finanziamenti dal 2020 al 2021”. Inoltre, dal 2024, "il bilancio dell'Ue nel suo complesso sarà al di sotto dei livelli del 2020, mettendo a rischio gli impegni e le priorità” europei. I capi di Stato e di governo dell'Ue, continua una nota del Parlamento, "non sono riusciti ad affrontare la questione del piano di rimborso dello strumento per la ripresa. I deputati ricordano che, poiché contrari a ulteriori tagli ai programmi chiave o un aumento dei contributi nazionali, la creazione di nuove risorse proprie è 'l'unico metodo di rimborso accettabile per il Parlamento'".

Il tema delle risorse proprio riguarda la creazione di nuove imposte riscosse direttamente da Bruxelles e che potrebbero servire a ridurre i contributi nazionali al bilancio: l'unica su cui i leader Ue hanno dato un chiaro ok è quella sulla plastica, che dovrebbe scattare dal 2021. Altri progetti di imposte, come quelle che colpirebbero giganti del web e industrie inquinanti, hanno trovato vaghe citazioni nel testo d'accordo. “Non possiamo accettare che il fondo di ripresa venga finanziato togliendo troppe risorse al bilancio comunitario - dice Brando Benifei, capodelegazione del Pd - privando di forza ed efficacia programmi europei che saranno fondamentali nei prossimi anni; è sempre più necessario un sistema di risorse proprie per permettere all’UE di sostenere economicamente la sua azione, agendo con efficacia e autonomia, tassando i giganti del web, la finanza speculativa e gli inquinatori extraeuropei che vendono nei nostri mercati”. 

Il Pd, insieme a Italia Viva, Azione, M5s e FI, ha votato a favore della risoluzione, mentre Lega e FdI si sono astenuti. Tra i 150 contrari non c'è nessun eurodeputato italiano. Ma questo non ha impedito l'usuale corollario di polemiche. “Dopo due giorni a esaltare le fantomatiche doti diplomatiche del presidente del Consiglio Conte - attacca la Lega - al Parlamento Ue M5s e Pd votano una risoluzione che sconfessa i presunti risultati straordinari ottenuti dal Governo ai vertici europei. Il documento - citiamo testualmente - ‘deplora’, ‘si rammarica’, ‘si oppone’ o addirittura ‘non accetta’ molti dei contenuti dell’accordo tra i leader europei, dalle tempistiche dei finanziamenti agli sconti ad alcuni Paesi, elementi che evidenziamo da tempo e che ora finalmente riconosce anche la maggioranza. Dopo una manciata di giorni, la realtà ha preso il sopravvento sui toni trionfalistici di Pd e M5s, che oggi di fatto disconoscono l’operato del governo da loro sostenuto", aggiunge il Carrocio. 

Una versione che il M5s ribalta accusando i leghisti di "aver voltato le spalle" all'Italia: “Da Prima l’Italia a Prima i sovranisti - dice Laura Ferrara, eurodeputata 5 stelle - Anziché difendere con il coltello fra i denti il risultato storico raggiunto da Conte al vertice europeo, Salvini e Meloni si schierano con i sovranisti stranieri. Non vogliono i 209 miliardi di euro che faticosamente siamo riusciti a portare a casa? Lo dicano chiaramente. Gli italiani devono sapere di che pasta è fatta questa opposizione”. Secondo Ferrara, europarlamentare del Movimento 5 Stelle. 

M5s, Lega e FdI hanno comunque avuto modo di trovarsi d'accordo su un punto, ossia l'emendamento alla risoluzione in cui si contestava l'eventuale ricorso al Mes come misura anticrisi. A presentare l'emendamento è stato il Carroccio. 5 stelle e FdI hanno votato a favore, il Pd (come la gran parte del Parlamento) contro.

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