Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Destra spagnola contro il papa: i colonizzatori hanno portato "civiltà e libertà" nelle Americhe

La sindaca popolare di Madrid ha criticato le parole del pontefice che ha parlato di "errori molto dolorosi" commessi in Messico e in America Latina

I colonizzatori delle americhe non hanno commesso errori, ma anzi andrebbero ringraziati perché hanno portato "civiltà e libertà" alle popolazioni locali. La destra spagnola ha criticato le parole di papa Francesco, scritte in occasione delle celebrazioni per i 200 anni dell’indipendenza del Messico da Madrid. Il Paese, che sotto i regnanti iberici era conosciuto come “Nuova Spagna”, ottenne l’indipendenza nel 1821, dopo undici anni di sanguinose rivolte e una delle guerre di liberazione più lunghe della storia.

Le parole del papa

“Per rendere più forti le radici è necessario riconoscere gli errori commessi in passato che sono stati molto dolorosi”, ha affermato il pontefice in una lettera al presidente dei vescovi messicani, Rogelio Cabrera López. Il pontefice ha anche chiesto perdono per “per i peccati personali e sociali" commessi dalla Chiesa cattolica nel Paese, e "per tutte le azioni o omissioni che non hanno contribuito all’evangelizzazione”. Non è del resto la prima volta che il papa si esprime sul tema: già nel 2015 aveva ugualmente chiesto perdono per i crimini perpetrati durante la conquista della Bolivia. Anche in quell’occasione, parlando davanti ai fedeli a Santa Cruz, aveva sottolineato come “molti gravi peccati” fossero stati commessi ai danni dei nativi “nel nome di Dio”. Ma il ricordo del passato non deve impedire gli sforzi di riconciliazione: nella sua lettera a López, Francesco sottolinea anche la necessità di “fare passi per sanare le ferite, per coltivare un dialogo aperto e rispettoso delle differenze, e per costruire l’agognata fraternità, privilegiando il bene comune sugli interessi particolari, le tensioni e i conflitti”.

La reazione della destra spagnola

Ma la presidente della comunidad autónoma di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, non ha apprezzato il mea culpa. “È sorprendente. Non c’è molto altro da dire”, è stato il suo commento, contestando nello specifico il riferimento agli “errori” che, secondo il pontefice, hanno caratterizzato la conquista, la colonizzazione e l’evangelizzazione del Messico e più in generale dell’America Latina. Al contrario, sostiene Ayuso, l’eredità della presenza spagnola va rivendicata con orgoglio: “Mi sorprende che un cattolico che parla spagnolo possa parlare in questo modo di un’eredità come la nostra, che in realtà ha portato proprio la lingua spagnola e – attraverso le missioni – il cattolicesimo, e dunque la civiltà e la libertà, al continente americano”.

La polemica con gli indigeni

Come ricorda il Guardian a leader madrilena non è nuova a questo genere di polemiche. Solo qualche giorno fa, aveva preso di mira dei movimenti di indigeni latinoamericani, accusandoli di promuovere “un revisionismo semplicistico della storia spagnola” allo scopo di “distruggere l’eredità della Spagna nelle Americhe”. Quest’ultima, sostiene Ayuso, rappresenta invece “una delle più grandi pietre miliari della storia”. Al contrario la politica, ha accusato il presidente messicano, Andrés Manuel López Obrador, e altri leader della regione di “promuovere un indigenismo che è un nuovo comunismo”. Volto di spicco del Partido Popular, Ayuso riveste la carica di sindaca di Madrid dall’estate 2019, e in molti ritengono che il suo sia un nome papabile per la nuova leadership dei conservatori a livello nazionale. Oltre ad assicurarle un nuovo mandato alle elezioni comunali anticipate dello scorso maggio, la sua peculiare gestione dell’emergenza Covid-19, basata su chiusure altamente selettive e su aperture più generose, le è valso il premio Bruno Leoni lo scorso 13 settembre, nonostante le cifre del contagio (e dei decessi) nella capitale siano finora le più alte del paese.

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