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Giovedì, 30 Maggio 2024
l'arma commerciale

Pannelli solari con sussidi cinesi: si indaga per concorrenza sleale

A finire sotto la lente d'ingrandimento europeo sono la Enevo Group e la Shanghai Electric Group

Nuova tegola europea su Pechino. Dopo l'indagine avviata sui sussidi statali alle aziende delle auto elettriche, Bruxelles punta (di nuovo) sui pannelli solari. La Commissione europea ha avviato due indagini approfondite sul ruolo potenzialmente distorsivo del mercato di sovvenzioni estere per due gruppi cinesi partecipanti a una procedura di appalto pubblico per un parco fotovoltaico in Romania. Bruxelles vuole capire, quindi, se due società collegate alla Cina abbiano utilizzato sussidi statali così da poter presentare un'offerta più bassa rispetto ai concorrenti in gara per un progetto solare rumeno, che è parzialmente finanziato dal Fondo europeo per la modernizzazione. 

A finire sotto la lente d'ingrandimento europeo sono la Enevo Group, che coinvolge una filiale tedesca della Longi Green Energy Technology, e la Shanghai Electric Group: entrambe sono accusate di concorrenza sleale. 

Perché queste misure?

In questo modo, la Commissione Europea vuole verificare che le due società non abbiano violato il recente regolamento sulle sovvenzioni estere, secondo cui le aziende sono obbligate a notificare le gare d'appalto pubbliche nel territorio europeo, quando il valore stimato del contratto supera i 250 milioni di euro e quando l'azienda ha ricevuto almeno 4 milioni di euro di contributi finanziari esteri da almeno un Paese terzo nei tre anni precedenti la notifica. 

La difficoltà delle imprese europee

Europa e Cina si sono già scontrate sul solare in passato: una guerra commerciale è scoppiata nel settore 10 anni fa. Adesso, con il ricorso a un'arma commerciale, Bruxelles punta a difendere un settore che da tempo denuncia le sfide poste proprio dal gigante asiatico. 

Nelle ultime settimane, ben quattro fabbriche europee di componentistica fotovoltaica hanno chiuso o hanno annunciato l'intenzione di farlo perché non riescono a sostenere la spinta competitiva della seconda economia mondiale, che importa nel vecchio continente i pannelli fotovoltaici a prezzi ridotti. Un pannello solare prodotto in Europa costa più del doppio rispetto al prezzo spot di mercato. E la Cina sta offrendo contratti biennali ai clienti Ue offrendo pannelli a prezzi costantemente più bassi di quello spot. Lo sta facendo per sfruttare la mole enorme di investimenti lanciati da Ue e vicini in seguito alla guerra in Ucraina: se nel 2016, la spesa per nuovi impianti solari nel continente era di sei miliardi di euro, nel 2022 è stata di 25 miliardi. Una massa di denaro destinata a crescere, visto l'obiettivo di Bruxelles di fare del blocco il principale produttore di energia solare nel mondo. La Cina inoltre ha un vantaggio nelle sue mani: è la maggiore produttrice al mondo non solo di pannelli fotovoltaici, ma di tutti i materiali (come il polisilicio) e i componenti intermedi necessari alla manifattura di questi dispositivi.

Finora, Bruxelles si è sempre rifiutata di imporre nuove tariffe di importazione o restrizioni alle merci cinesi, nonostante le richieste di alcuni produttori del settore del fotovoltaico. Ma i venti stanno cambiando. La Commissione adesso ha tempo fino al 14 agosto per decidere se vietare l'aggiudicazione dell'appalto nel parco fotovoltaico in Romania, che ha una potenza installata di 110 MW. 

Pechino non ha preso bene la decisione di Bruxelles di avviare due indagini sui produttori cinesi di pannelli solari. La Camera di commercio cinese presso l'Ue si è detta seriamente preoccupata e ha bollato il regolamento che sta seriamente distorcendo la parità di condizioni per le aziende cinesi che operano nell'Ue.

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