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Giovedì, 8 Dicembre 2022
conferenza sul futuro dell'europa

Dall’autonomia energetica alla politica migratoria comune: cosa chiedono i cittadini europei per il futuro dell’Europa

Dalle raccomandazioni approvate lo scorso weekend emerge la volontà di un’azione europea più efficace e tempestiva, soprattutto nell’ambito dell’asilo

È stato un weekend frenetico per quasi 200 cittadini europei riuniti a Maastricht. Nella cittadina olandese, dove 30 anni fa è stato firmato il trattato che diede vita all’Unione europea (prima di allora era la Comunità europea), si è tenuta la sessione finale del terzo panel dei cittadini nella cornice della Conferenza sul futuro dell’Europa.

Il panel si è concentrato su migrazione e ruolo dell’Ue nel mondo. I partecipanti erano divisi in 15 gruppi di lavoro che hanno affrontato altrettanti “sottotemi”, raggruppati in 5 “flussi” primari: autosufficienza e stabilità, Ue come partner internazionale, un’Ue forte in un mondo pacifico, la migrazione da un punto di vista umano e responsabilità e solidarietà nell’Unione. Dalla votazione finale sono emerse 40 raccomandazioni che dovranno essere difese in plenaria dai 20 ambasciatori nelle discussioni con i politici (europei e nazionali) e le altre parti sociali.

Tra le proposte principali troviamo ad esempio quelle sulla riduzione della dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas dai Paesi terzi (particolarmente attuale date le tensioni con la Russia e il caro prezzi dei prodotti energetici). “Abbiamo sottolineato l’esigenza di adottare una strategia europei perché l’Ue sia più autonoma nella produzione dell’energia”, ha spiegato Paola Cannata, un’insegnante calabrese. “Abbiamo raccomandato la creazione di un organismo con funzioni come il coordinamento dello sviluppo delle energie rinnovabili nei vari Stati membri e la condivisione di buone pratiche”. Efficienza energetica e trasporto pubblico (sostenibile) europeo, insieme ad una rete continentale per la fornitura di energia pulita, sono alcune soluzioni avanzate dai partecipanti per raggiungere l’obiettivo.

I cittadini hanno anche chiesto standard comuni per la produzione e l’importazione di prodotti di vario genere, che rispettino criteri etici e di sostenibilità. Una proposta specifica è l’introduzione di un cosiddetto “eco-score”, un’indicazione dell’impronta ambientale dei prodotti per un consumo consapevole. Ci ha dato i dettagli Sofia Benozzi, studentessa torinese, che si è spesa per questa misura: “consiste nell’apporre un valore, in una scala numerica da 0 a 10 oppure in una scala alfabetica da A a Z, sull’etichetta dei vari prodotti, che corrisponde alla quantità di emissioni nocive causate dalla lavorazione e trasporto dei prodotti stessi”, con la possibilità di visualizzare le informazioni dettagliatamente tramite scansione di un codice Qr o simili.

Si è parlato poi di esercito comune europeo, seppur con un po’ di confusione: non è passata la raccomandazione che chiedeva l’istituzione delle Forze armate congiunte dell’Ue (sostanzialmente date dalla fusione degli eserciti nazionali), ma è passata invece quella che imponeva di utilizzare una tale risorsa solo in chiave difensiva e nel rispetto del diritto internazionale.

Un altro elemento chiaramente controverso è stato, ancora una volta, il nucleare. Tanto che alla fine si è deciso di non decidere, con l’unica raccomandazione al riguardo che suggerisce di “esaminare più seriamente la questione” e di condurre una valutazione approfondita del ruolo di questa fonte energetica nella transizione ecologica. “Abbiamo raccomandato che si valuti il nucleare come energia alternativa per la transizione ecologica”, ha precisato Cannata, aggiungendo che “la cosa più importante è che gli Stati membri affrontino insieme questo punto tramite strategie più convergenti, pur nel rispetto delle sovranità nazionali”.

Ma il tema forse più fondamentale dell’intero panel è stato quello delle migrazioni, che è stato affrontato da diversi punti di vista. C’è ad esempio l’aspetto dei migranti economici, per cui è stato raccomandato un “sistema unificato di riconoscimento dei diplomi professionali ed accademici” dei cittadini di Paesi terzi, ma anche uno “screening” di questi stessi cittadini da condursi nei Paesi di partenza “per determinare chi è idoneo a lavorare nell’Ue”.

C’è poi, naturalmente, il nodo delle politiche migratorie e del sistema d’accoglienza. I cittadini chiedono “una politica migratoria comune e collettiva dell’Ue basata sul principio di solidarietà”, con una procedura comune e criteri standard per la gestione rapida ed efficace delle richieste d’asilo. Gli europei vogliono che l’Ue fornisca supporto finanziario, logistico e operativo a tutti i suoi Stati membri, incaricandosi anche di fornire le strutture e le risorse per assicurare un’accoglienza efficace. Laura Cinquini, studentessa pratese e ambasciatrice del panel, ha spiegato che si è voluto “rafforzare ed estendere i poteri dell’Agenzia Ue per l’asilo” per metterla nelle condizioni di “coordinare l’azione degli Stati membri, uniformando le regole, ottimizzando le procedure, stabilendo criteri comuni sia per l’accoglienza che per la redistribuzione dei richiedenti asilo”. Tale redistribuzione dovrebbe avvenire “coniugando i bisogni del migrante e le situazioni particolari dei vari Stati, in base agli interessi legati al mercato del lavoro e alle capacità necessarie a gestire l’accoglienza e integrazione”.

Il panel ha infine raccomandato la creazione di meccanismi obbligatori di redistribuzione equa e proporzionata della responsabilità di gestione dei flussi migratori, con l’obiettivo di superare l’attuale normativa (il regolamento di Dublino, dov’è sancito il controverso principio del Paese di primo arrivo). È stata chiesta una profonda revisione di tutta la legislazione su migrazione e asilo, a partire proprio dal sistema Dublino. Mara Caccavallo, assicuratrice bergamasca, ha dichiarato: “Troviamo che le revisioni alla Convenzione fatte fin qui non abbiano portato a soluzioni e, anzi, l’abbiano resa obsoleta. Pensiamo sia il momento di averne una nuova, adatta alla situazione attuale”. Il punto, ha sottolineato, riguarda “un approccio paneuropeo che possa garantire un’equa distribuzione dei richiedenti asilo, snellire le procedure e cercare di arginare la sofferenza di queste persone”.

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