"L'Ungheria non è più una democrazia"

Per la Ong Freedom House Orban "ha abbandonato qualsiasi pretesa di rispetto delle istituzioni democratiche". E sulla Polonia afferma: "Attacchi alla magistratura senza precedenti in Europa"

Viktor Orbán - foto consiglio europeo

L'Ungheria non è ormai più una democrazia e la Polonia si avvia a breve sulka stessa strada, diventando un altro regime autoritario. La denuncia è contenuta nel report Nations in Transit, che monitora la transizione verso regimi pienamente democratici, della Ong statunitense Freedom House, che monitora il livello di libertà nei vari Paesi del Mondo.

Addio democrazia in Ungheria

Secondo il rapporto il governo del primo ministro Viktor Orbán, che proprio in questi giorni ha anche rifiutato di approvare la Convenzione di Instanbul contro la violenza sulle donne, in Ungheria “ha lasciato cadere qualsiasi pretesa di rispetto delle istituzioni democratiche”. Per la Ong “dopo aver centralizzato il potere, inclinato il campo di gioco elettorale, preso il controllo di gran parte dei media e attaccato le organizzazioni della società civile critiche nei suoi confronti, a partire dal 2010, a partire dal 2019 ha poi consolidato il controllo su nuove aree della vita pubblica, tra cui istruzione e arte”. Ma è stato quest'anno, grazie alla pandemia di coronavirus, che l'esponente del Partito popolare europeo ha dato il colpo di grazia alla democrazia. “L'adozione del 2020 di una legge di emergenza che consente al governo di governare con decreto a tempo indeterminato ha ulteriormente messo in luce il carattere non democratico del regime di Orbán”, si legge ancora nel rapporto, secondo cui “il declino dell'Ungheria è stato il più precipitoso mai avvenuto nelle nazioni in transito”.

Le critiche alla Polonia

Dure critiche sono state fatte anche alla Polonia e al governo del partito Diritto e Giustizia (PiS) di Jarosław Kaczyński. Per la Ong la formazione di destra conservatrice. Il PiS, secondo la Ong, “ha condotto una guerra contro la magistratura nel tentativo di convertirla in uno strumento politico flessibile”, e così dopo “aver dedicato i suoi primi anni al governo a un'acquisizione illegale della corte costituzionale del Paese e del consiglio responsabile delle nomine giudiziarie”, ha poi “iniziato a perseguitare singoli giudici nel 2019”. All'inizio di quest'anno poi, quei magistrati “che hanno criticato la riforma del governo o hanno semplicemente applicato le direttive dell'Unione europea, sono stati sottoposti ad azioni disciplinari”. Per la Freedom House “un simile attacco a un principio fondamentale della democrazia, come quello per cui ci sono limiti legali al potere di un governo, che devono essere controllati da tribunali indipendenti, sarebbe stato inimmaginabile in Europa prima che PiS lo trasformasse in realtà”.

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