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Lunedì, 27 Giugno 2022
Budapest / Ungheria

Orban trionfa in Ungheria: "Vinto contro Zelensky"

Confermato per la quarta volta premier. Dopo il successo, attacchi a Ue, Soros e anche al presidente ucraino, che lo ha accusato per la sua vicinanza a Putin

"E' una vittoria così grande che si vede dalla Luna e di certo da Bruxelles". Nel celebrare il suo nuovo trionfo alle urne e la riconferma a premier dell'Ungheria (il quarto incarico nella sua carriera politica, il terzo di fila), Viktor Orban non ha mancato di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, a partire da quell'Unione europea con cui è da tempo ai ferri corti. E di cui è l'unico leader ad aver mantenuto una linea morbida nei confronti di Vladimir Putin, venendo attaccato per questo dal presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy.

Sebbene il governo ungherese abbia condannato l'invasione russa e sostenuto le sanzioni dell'Ue nei confronti di Mosca, Orban si è opposto al divieto alle importazioni di energia russe e ha rifiutato di fornire armi bilateralmente a Kiev. In un Paese che ha ancora vivo il ricordo dell'oppressione durante l'era sovietica, l'opposizione aveva sperato di avvantaggiarsi, e i sondaggi a ridosso del voto avevano alimentato tale speranza. Ma alla fine, Orban ha vinto ancora: il suo partito, Fidesz, ha preso oltre il 50% delle preferenze, guadagando circa 134 seggi su 199 del Parlamento di Budapest. 

"Questa nostra quarta vittoria consecutiva è la più importante, perché abbiamo conquistato il potere contro un'opposizione che si era alleata - ha detto nel commentare il suo successo - Si sono alleati tutti e noi abbiamo vinto lo stesso. Abbiamo vinto anche a livello internazionale contro il globalismo. Contro Soros (il magnate americano di origine ungherese, ndr). Contro i media mainstream europei. E anche contro il presidente ucraino". "Fidesz rappresenta una forza conservatrice patriottica e cristiana. È il futuro dell'Europa. Prima l'Ungheria!", ha concluso, riprendendo le famose parole usate da Donald Trump.

I partiti di opposizione si erano uniti intorno all'ultracattolico europeista Peter Marki-Zay, ma l'alleanza si è fermata al 33,6% con soli 58 seggi. Marki-Zay ha riconosciuto la sconfitta, ma con parole di denuncia molto amare: "In un sistema ingiusto e disonesto come questo non potevamo fare di più", ha detto, contestando la fortissima propaganda governativa.


 

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