Venerdì, 30 Luglio 2021
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Orban vuole smantellare il Parlamento europeo, furia di Sassoli

Il leader ungherese propone di sostituire gli eurodeputati con i delegati dai Parlamenti nazionali. Critiche anche alla Conferenza sul futuro dell'Europa: "Sovietizzazione dell’Ue"

Riprende il braccio di ferro tra il primo ministro ungherese, Viktor Orban, e il Parlamento europeo. L’istituzione che nel 2018 ha chiesto sanzioni al Governo di Budapest è stata bollata dal leader magiaro come “un vicolo cieco per la democrazia europea”. Secondo Orban, l’Eurocamera “rappresenta solo la propria parte, i propri interessi ideologici e istituzionali”. Di qui la proposta di trasformare il Parlamento europeo, unica istituzione Ue eletta direttamente dai popoli europei, in un organo rappresentativo dei delegati provenienti dai parlamenti nazionali. 

Gli attacchi alla Conferenza sul futuro dell'Europa

Le posizioni del Governo ungherese in merito al destino dell'Eurocamera sono arrivate nel corso delle celebrazioni per i trent'anni dalla partenza dall'Ungheria dell'ultimo soldato sovietico. Orban non si è trattenuto dal criticare anche la Conferenza sul futuro dell'Europa, i dodici mesi di confronto con i cittadini europei con l’obiettivo di rafforzare l’Unione. Per il leader magiaro si tratta di un tentativo di “sovietizzazione dell’Ue”. Di qui il desiderio di tornare a un’Europa con meno poteri. 

La reazione di Sassoli

“Solo chi non ama la democrazia pensa di smantellare i parlamenti”, è stata la reazione lapidaria del presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, alle proposte di Orban. Una tensione, quella tra l’Eurocamera e il Governo di Budapest, che va letta nel contesto dei fatti degli ultimi anni. In seguito alle accuse di violazioni dello Stato di diritto da parte dell’Ungheria, i due terzi degli eurodeputati hanno votato nel 2018 per l’attivazione della procedura dell'articolo 7, quella che in casi estremi punisce le capitali togliendo loro il diritto di voto in Consiglio Ue. Tuttavia, gli Stati membri non hanno ancora attivato effettive sanzioni nei confronti di Budapest. Negli ultimi mesi la tensione è tornata a salire con l’approvazione del sistema di protezione del bilancio Ue dalle violazioni dello Stato di diritto. Un meccanismo fortemente contrastato da Ungheria e Polonia, da anni sotto il mirino di Bruxelles per le loro riforme ritenute illiberali.

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