Da Orban no ad alleanza con Salvini. E cede alle pressioni Ue sulla riforma della giustizia

La riconferma del largo consenso in patria non sembra aver convinto il leader ungherese ad abbracciare il progetto del leader della Lega: niente ingresso nel "super-gruppo" dei sovranisti al Parlamento Ue. Almeno per ora

Niente ingresso nel gruppo parlamentare di Matteo Salvini e Marine Le Pen. E stop alla controversa riforma dei tribunali amministrativi, fortemente criticata dall'Unione europea e dal Consiglio d'Europa. La riconferma del largo consenso in patria non sembra aver spinto il premier ungherese Viktor Orban a rinunciare all'esclusivo club dei popolari del Ppe, che ancora una volta è risultato (seppur in flessione) il primo partito europeo. 

"Rispettiamo Salvini"

"Rispettiamo il vice primo ministro e il governo italiani e il risultato elettorale, che ha reso la Lega Nord (sic) il partito più forte del Parlamento europeo (in realtà ha gli stessi deputati della Cdu/Csu di Merkel e uno in meno del Brexit party, ndr)", ha detto il capo dello staff del primo ministro Viktor Orbán, Gergely Gulyás, nel corso di una conferenza stampa a Budapest, secondo quanto riporta la Reuters. "Tuttavia - ha aggiunto - non vedo molte possibilità di cooperazione a livello di partito o in un gruppo parlamentare congiunto".

La sospensione

Dopo che nel marzo scorso i ripetuti attacchi all'establishment popolare, in particolare a Jean-Claude Juncker, e il braccio di ferro tra Bruxelles e Budapest sullo stato di diritto avevano portato alla sospensione dal Ppe di Fidezs, il partito di Orban, in molti si aspettavano che all'indomani delle elezioni europee ci sarebbe stata la resa dei conti tra le due anime dei popolari: quella moderata che guarda all'alleanza di governo nell'Ue con i socialdemocratici e i liberali di Macron, e quella più "sovranista" che non disdegna una svolta a destra. La resa dei conti, se vi sarà mai, per ora è rinviata. E Orban sembra lanciare messaggi di pace a Bruxelles. Chiudendo la porta a Salvini.

La riforma della giustizia

Ma non solo: il governo ungherese ha anche annunciato di aver messo in cantina "a tempo indefinito" la controversa riforma dei tribunali amministrativi che aveva presentato in Parlamento lo scorso novembre e che aveva rappresentato l'ultimo tassello dello scontro tra Orban e Bruxelles sullo stato di diritto. I nuovi tribunali previsti dalla riforma, che avrebbero dovuto iniziare a funzionare il prossimo anno, sarebbero finiti sotto il controllo politico. Il governo avrebbe infatti avuto l'ultima parola sulla nomina dei giudici dei tribunali da cui dipendono per esempio i contenziosi sui risultati elettorali e i ricorsi presi contro le decisioni degli organi di nomina governativa di controllo dei media. Un po' troppo non solo per l'Ue, ma anche per il Consiglio d'Europa, organizzazione internazionale che ha tra i suo membri anche la Russia di Vladimir Putin.

Il solito Gulyás ha spiegato che la rifoma è stata messa da parte per il pericolo di finire "sotto il fuoco incrociato del dibattito internazionale" e per evitare di gettare "un'ombra, per quanto priva di fondamento, sull'indipendenza del sistema giudiziario" in Ungheria. Secondo molti osservatori, invece, si tratterebbe di una mossa di Orban per ricucire il rapporto con il Ppe: l'avanzata delle forze sovraniste non è stata tale da sconvolgere gli storici equilibri di potere nell'Ue, e il leader ungherese non vuole perdere i vantaggi dell'appartenenza al club popolare (che sono tanti, per lui e per il Paese).

La chiusura a Salvini comunque non esclude la possibilità che Orban venga buttato fuori dal Ppe: il suo mancato appoggio a Manfred Weber, il candidato ufficiale del partito alla presidenza della Commissione Ue, e la deriva populista hanno stancato non pochi alleati. Ecco perché i conservatori dell'Ecr non hanno escluso di poter accogliere anche a breve gli ungheresi di Fidesz nel loro gruppo al Parlamento europeo. Ma l'Ecr è altra cosa rispetto all'Enf, il gruppo di Salvini e Le Pen: per quanto A. E questo lo sa anche Orban. 

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