L'Ue salva Orban e la Polonia: niente taglio ai fondi per chi viola lo Stato di diritto

La Commissione attacca l'Ungheria per la mancanza di indipendenza dei giudici e parla di sistemi carenti di lotta alla corruzione, ma non va oltre la semplice denuncia

Viktor Orban - foto Ansa EPA/JOHN THYS / POOL

Il sistema giudiziario ungherese esce con le ossa rotte dalla prima relazione della Commissione europea sullo Stato di diritto nei 27 Stati membri. Il documento presentato oggi mette in evidenza forti criticità in merito sistema di indipendenza della magistratura magiara. Un problema, ricorda Bruxelles, già sollevato “dalle istituzioni dell'Ue come fonte di preoccupazione, anche nella procedura dell'articolo 7” avviata dal Parlamento europeo oltre due anni fa. I funzionari della Commissione rilevano insufficienze anche per quanto riguarda la lotta alla corruzione, che spesso viene meno per via di una “carenza di meccanismi di controllo indipendenti” e di “strette interconnessioni tra la politica e alcune imprese nazionali” che “favoriscono la corruzione”.

“Quando sorgono accuse gravi - sottolinea la Commissione - vi è una sistematica mancanza di azione determinata per indagare e perseguire casi di corruzione che coinvolgono funzionari di alto livello o la loro cerchia ristretta”. Insomma i reati dei colletti bianchi non vengono perseguiti a Budapest e dintorni, con evidenti pericoli legati non solo alle casse pubbliche ungheresi ma anche ai soldi dei contribuenti europei. Un problema che si pone anche con riferimento al Governo di Varsavia, anch’esso accusato di non tutelare lo Stato di diritto, la libertà di stampa e l’indipendenza della magistratura. L’Ungheria e la Polonia saranno beneficiarie rispettivamente di 6 e 26 miliardi di euro in sussidi a fondo perduto provenienti dal piano Next Generation EU, divenuto famoso in Italia col nome di Recovery Fund. Proprio nelle ultime settimane si è discusso di come legare le problematiche legate allo Stato di diritto all’erogazione di fondi europei per la ripresa. In altre parole, da molti Paesi Ue (soprattutto quelli del Nord Europa) è arrivata la richiesta di introduzione di un meccanismo che blocchi i soldi Ue in caso di mancato rispetto dei più elementari standard di legalità. 

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L’epilogo provvisorio è che il Governo guidato da Viktor Orban è riuscito a ottenere, dietro minaccia di un clamoroso veto su tutto il piano, una mediazione che soddisfa più il premier magiaro che i Paesi del Nord. Nella riunione di oggi tra ambasciatori Ue, la presidenza tedesca ha infatti proposto una bozza di mediazione - poi approvata dalla maggioranza degli Stati membri - che rivede l'espressione “carenze generalizzate negli Stati membri riguardanti lo Stato di diritto” oggi sostituita con “violazioni dei principi dello Stato di diritto” all’interno del testo sulle condizionalità legate al Recovery Fund. Tali irregolarità "danneggiano in particolare il corretto funzionamento delle autorità pubbliche e la sorveglianza del potere giudiziario possono danneggiare seriamente gli interessi finanziari dell’Ue", si legge nella proposta di regolamento emendata dal Consiglio, che ora dovrà essere negoziata con il Parlamento. Buona parte dei gruppi parlamentari sarebbe contrario a questa formula che lascerebbe, di fatto, troppo spazio a Ungheria e Polonia per continuare a non rispettare i principi europei sullo Stato di diritto senza perdere un centesimo dei fondi del bilancio europeo. Un rischio di scontro che potrebbe portare a un ritardo sull’intero Recovery Fund. 

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