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Orban spacca il governo italiano. M5s: "Ok a sanzioni Ue", Lega e Fi contrari

Attesa per il voto del Parlamento europeo sulla relazione che chiede di togliere all'Ungheria il diritto di voto a Bruxelles. Per il Carroccio occorre "difendere le frontiere e fermare l’invasione di immigrati clandestini"

Lega e Movimento 5 Stelle divisi sull’Ungheria. Domani è previsto il voto dell’Aula del Parlamento europeo sulla relazione che chiede sanzioni contro il governo di Viktor Orban e le violazioni dello stato di diritto, ma i deputati europei delle due diverse formazioni esprimeranno voti contrapposti: contro provvedimenti la Lega, per provvedimenti i 5 Stelle.

“Noi e Orban abbiamo gli stessi valori”, rimarca Mara Bizzotto, capo delegazione del Carroccio. “Vogliamo difendere le frontiere e fermare l’invasione di immigrati clandestini. Insieme cambieremo questa Europa e daremo sicurezza, giustizia e vera democrazia ai nostri cittadini”.

Diversa, invece, la posizione della truppa pentastellata a Bruxelles e Strasburgo. La relazione oggetto di voto “denuncia alcuni dati di fatto che non possono essere ignorati” quali “diritti costituzionali messi a repentaglio, indipendenza della magistratura compromessa, diritti delle minoranze calpestati, corruzione endemica dell’amministrazione, conflitti di interessi di componenti del governo”. Per tutto questo gli europarlamentari M5S “voteranno a favore della relazione”, e dunque per chiedere sanzioni contro Budapest.

Il primo ministro ungherese si difende. “Se vogliamo essere uniti nella diversità”, come recita il motto dell’Unione europea, “non possiamo fare a meno di marcare queste diversità”, visto e considerato che “abbiamo idee diverse, e ne avremo ancora”. Orban rivendica “il diritto” di ogni Stato indipendente e sovrano ad “organizzare” la propria vita di tutti i giorni, e la legittimità di un esecutivo espressione di elezioni libere e democratiche. “Non state denunciando un governo, ma un Paese”. La richiesta di sanzioni, con la possibilità di sospensione del diritto di voto, vuol dire “escludere un popolo” dal processo decisionale. Per questo “aspettiamo le prossime elezioni di maggio, quando il popolo deciderà che tipo di Europa vuole”.

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