Orban si piega al Parlamento Ue e candida un euroburocrate per la Commissione

Il leader ungherese, dopo aver criticato duramente la bocciatura del suo ex ministro Trocsanyi a membro dell'esecutivo comunitario, cambia cavallo. E intanto a Bruxelles potrebbe essere a rischio anche la commissaria voluta da Macron

Il premier ungherse Viktor Orban

Ha attaccato le "forze internazionaliste" pro-migranti, ree, a suo giudizio, di aver teso un'imboscata al suo pupillo, l'ex ministro Laszlo Trocsanyi, bocciato ben due volte dal Parlamento europeo per le ombre sui suoi rapporti con la Russia. Ma alla fine, dopo aver minacciato un muro contro muro con Bruxelles, il leader ungherese Viktor Orban è tornato sui suoi passi, complice una telefonata con Ursula von der Leyen, eletta anche grazie al voto di Budapest. E al posto di Trocsanyi ha deciso di candidare un euroburocrate, tale Oliver Varhelyi, per il posto di commissario Ue alle Politiche di vicinato e allargamento.

Un euroburocrate per Orban

A differenza dell'ex ministro della Giustizia, su cui gravava anche il fatto di essere stato tra i protagonisti del braccio di ferro con Bruxelles sullo stato di diritto, Varhelyi non sembra presentare elementi che possano riaprire il conflitto tra il governo Orban e l'Eurocamera. Classe 1972, capo unità alla direzione generale Mercato Interno della Commissione europea dal 2008 al 2011 e attuale rappresentante permanente dell'Ungheria presso l'Ue, Varhely parla tre lingue oltre all'ungherese e, dopo essersi laureato in Legge nel suo Paese, ha fatto un master in studi giuridici europei ad Aalborg, in Danimarca. Il suo curriculum a prima vista avrebbe fatto una buona impressione al team di von der Leyen.

Anche il luogo di nascita di Varhely è significativo, visto il ruolo per cui è candidato: la sua città natale è infatti Szeged (Seghedino), nel sud del Paese, vicino al confine con la Serbia. E sono proprio i rapporti tesi tra Ungheria e Serbia ad avere sollevato dubbi sulla scelta di assegnare a Budapest il commissario alle Politiche di vicinato e allargamento, ossia colui che si dovrà occupare, tra le altre cose, proprio del difficile processo di adesione di Belgrado all'Ue. 

Sulla carta, Varhely ha competenze ed esperienza per gestire dossier delicati al di là delle questioni geopolitiche che riguardano l'Ungheria. E di sicuro, il suo nome doveva essere già sul taccuino di Orban, che da navigato conoscitore delle dinamiche politiche dell'Ue qual è, sapeva che al Parlamento europeo avrebbe trovato difficoltà a far accettare la nomina di Trocsanyi.

La questione romena

Adesso, gli occhi sono puntati sull'altra candidata alla Commissione bocciata dall'Eurocamera, la socialista romena Rovana Plumb. Rispetto a Trocsanyi, la sua bocciatura è sembrata più severa: i deputati le contestano un prestito sospetto ricevuto da un imprenditore del turismo (settore di cui si sarebbe dovuta occupare una volta a Bruxelles). Ma dietro questa accusa ci potrebbe anche essere una precisa scelta politica di un pezzo del Parlamento volta colpire un governo, quello di Bucarest, che come l'Ungheria è alle prese con un braccio di ferro con l'Ue sul tema dello stato di diritto. 

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I rischi per candidata di Macron

Da un lato, un esponente del Ppe (l'ungherese Trocsanyi), dall'altro un'esponte dei Socialisti e democratici, la rovena Plumb appunto. Si tratta in entrambi i casi di messaggi chiari lanciati a von der Leyen da parte di quei pezzi della sua stessa maggioranza che non hanno gradito la sua elezione a presidente della Commissione. Il terzo messaggio potrebbe arrivare con l'audizione della francese Sylvie Goulard, la commissaria designata per il Mercato interno da Emmanuel Macron, il vero deus ex machina dell'ascesa di von der Leyen al vertice Ue. Macron si è inimicato pezzi importanti dei popolari e dei socialisti, oltre che degi stessi liberali di cui fa parte. E su Goulard grava l'ombra di una serie di finanziamenti ricevuti da un think thank statunitense. Che nell'Eurocamera c'è chi trami per colpire anche lei non è certo un segreto.

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