Venerdì, 30 Luglio 2021
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Orban cede e revoca le leggi anti-Soros (ma prova comunque a controllare le Ong)

Dopo la condanna di alcuni mesi fa da parte della Corte di Giustizia Ue l'Ungheria preferisce non aprire un nuovo scontro con Bruxelles e fa marcia indietro. Ma non del tutto

Il governo di Viktor Orban ha deciso di modificare due delle controverse leggi che negli scorsi anni hanno fatto discutere di più e aperto un fronte di scontro con l'Unione europea, culminato in una sentenza di Condanna della Corte di Giustizia Ue. Si tratta delle leggi denominate anti-Soros, quella che vieta le donazioni estere alle Ong e quella che di fatto rende impossibile alle università straniere insegnare nel Paese, provvedimento rivolto principalmente contro la Central European University, fondata proprio dal milionario statunitense di origine ungherese George Soros, e che è stata costretta a spostare le sue attività principali da Budapest a Vienna.

Le leggi

Nel giugno 2017 il parlamento ungherese ha approvato una legge che impone alle organizzazioni non governative di registrarsi come associazioni finanziate dall'estero una volta che le loro donazioni da altre nazioni raggiungono circa i 20mila euro l'anno. Queste Ong devono specificare di essere finanziate dall'estero sui loro siti web e in tutti i loro materiali di stampa. Inoltre devono rendere pubblici i dati personali dei donatori stranieri se i loro finanziamenti annuali superano i 1.380 euro, con la minaccia di multa per chi non rispettasse questi obblighi. L'altra misura aveva introdotto un regime di autorizzazione che richiedeva a tutte le università straniere di avere anche una sede nel loro Paese di origine e subordinava l’autorizzazione a un accordo internazionale con quest’ultimo. Una norma che appariva pensata ad hoc proprio per cacciare l’Università fondata da Soros. Questa legge è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea secondo cui “le condizioni introdotte” sono “incompatibili con il diritto europeo”.

La sorveglianza continua

Come riporta Hungary Today l'amministrazione Orbán non è però intenzionata a rinunciare del tutto alla sorveglianza delle Ong. Secondo la bozza del provvedimento di modifica dell'attuale legge, l'Ufficio statale dei conti, guidato da un ex politico di Fidesz, il partito di Orban, sarebbe incaricato di riferire annualmente su quelle associazioni e fondazioni i cui bilanci superano i 55mila euro l'anno, ad eccezione di organizzazioni sportive, religiose, e nazionali. In risposta, 19 Ong, pur accogliendo favorevolmente la decisione di far cadere la legge, hanno espresso preoccupazione per il coinvolgimento dell'Ufficio statale. Una delle Ong più grandi della nazione, l'Unione ungherese per le Libertà Civili, che si era rifiutata di rispettare il provvedimento, ha affermato che il suo coinvolgimento equivale “all'utilizzo degli apparati statali a fini politici e di potere” e che il governo vuole usare i revisori dei conti “come bastoni”.

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