Martedì, 16 Luglio 2024
Integrazione

Più Maometto meno Gesù: a scuola l'ora di religione diventa islamica

In alcune parti d'Europa gli alunni iscritti ai corsi sull'Islam finanziati dagli Stati hanno superato quelli cattolici. I nodi della formazione degli insegnanti e i libri di testo "scritti" in Turchia

Sono sempre più numerosi gli studenti iscritti all'ora di religione islamica nelle scuole pubbliche europee che prevedono questo tipo di corsi. Dalla Germania al Belgio, passando per l'Austria, oltre 220mila alunni tra primarie e secondarie seguono corsi sul corano e sui valori dell'Islam al posto dell'ora di religione cattolica, la cui frequenza, invece, è in costante declino. Un fenomeno legato chiaramente all'aumento della popolazione musulmana in Europa, e intorno al quale si stanno moltiplicando studi e iniziative, come quella dell'editore di libri di testo Van In, che nella Fiandre ha creato una linea ad hoc di manuali per l'insegnamento dell'Islam, con un taglio più moderno rispetto ai testi in circolazione, spesso tradotti da case editrici turche. Ma il boom di questi corsi sta anche provocando polemiche e dibattiti politici tra fautori e contrari, tra chi li vede come una risposta all'islamofobia, e chi invece denuncia rischi di radicalizzazione.

Nell'Unione europea, la popolazione musulmana ha superato da tempo i 20 milioni. Secondo uno studio del Pew research center, il numero è destinato a raddoppiare entro il 2050. In diverse scuole del continente, gli studenti di religione islamica sono la maggioranza, a conferma delle prospettive demografiche di crescita di questa fetta della popolazione. Eppure, solo pochi Paesi Ue (tra cui Germania, Austria e Belgio) hanno finora introdotto un corso di religione specifico sull'Islam nell'insegnamento pubblico. Altrove, l'approccio si divide sostanzialmente in due filoni: quello laico, come in Francia, dove l'insegnamento delle religioni (anche cattolica) è previsto solo nelle scuole private, e quello "religione per tutti", che non prevede alcun insegnamento religioso specifico nelle scuole pubbliche, ma un corso generale sulle religioni. Quest'ultima è la strada seguita per esempio dai Paesi bassi.

Il caso dell'Olanda

Qui, le scuole private sono in gran parte scuole religiose cattoliche e protestanti. Nelle scuole pubbliche (soprattutto quelle primarie) le lezioni sui movimenti ideologici sono obbligatorie, anche se non è esplicitamente dichiarato che tutte le religioni debbano essere insegnate. Anche per questo, i musulmani olandesi si sono organizzati sfruttando la possibilità di istituire scuole islamiche finanziate (e controllate) dallo Stato: nel 2019, si contavano 55 scuole primarie di questo tipo e solo 3 secondarie. Il controllo statale ha consentito di rispondere alle polemiche provenienti soprattutto dai partiti di destra, che sostengono che queste scuole favorirebbero l'Islam radicale e le influenze straniere nel Paese. Accuse finora non dimostrate. 

Di contro, dati gli alti costi di iscrizione nelle scuole private, quasi la metà degli studenti musulmani, in particolare di origine turca e marocchina, frequenta corsi di corano organizzati e finanziati privatamente, in genere nelle moschee locali. Nel 2018, per esempio, ha suscitato aspre polemiche la notizia del programma della Turchia con cui sono stati finanziati (non solo in Olanda) diversi corsi nel fine settimana che prevedono due ore di lezione di lingua turca e tre ore di storia, religione, arte e studi sociali. 

Il modello del Belgio

Per ovviare a questi rischi, il Belgio ha seguito un'altra strada: l'introduzione di un corso di religione nelle scuole pubbliche che prevede più opzioni di scelta tra religione cattolica, islamica, protestante, ortodossa ed ebraica. C'è anche l'opzione "morale", ossia un corso più generale su religioni e filosofia. Nel 2021, nelle scuole primarie francofone (Vallonia e Bruxelles), il 33,5% degli studenti ha frequentato il corso di religione cattolica contro il 39,3% del 2016. Il 22,5%, invece, ha frequentato le lezioni sull'Islam, in crescita rispetto al 19,6% del 2016. Il "sorpasso" è avvenuto nelle scuole secondarie: qui, nel 2021, il 15,6% ha seguito l'opzione cattolica, mentre il 23,7 quella islamica.

In totale, in tutto il Paese, secondo le ultime stime, sarebbero circa 70mila gli studenti che hanno scelto di frequentare il corso di religione islamica. Un numero destinato a crescere. L'ondata di iscrizioni ha spinto le autorità belghe a interrogarsi anche sulla qualità dell'insegnamento. Nelle scuole francofone, per esempio, gli insegnanti, pagati dallo Stato, devono essere laureati e possedere un titolo pedagogico e un certificato di insegnamento della religione islamica. La selezione viene fatta dall'Esecutivo dei musulmani del Belgio. Una volta assunti, gli insegnanti devono seguire delle linee guida su come far approcciare gli alunni al corano e valori musulmani, ma anche a come far convivere la fede con la comunità in cui vivono, nel nome del dialogo interreligioso e dell'educazione alla cittadinanza.

Libri di testo moderni

Per rendere ancora più stretto il rapporto tra fede e comunità più ampia, nella Fiandre a partire dal prossimo anno verrà introdotto un nuovo metodo di insegnamento dell'Islam, il Sira, parola che designa il percorso di vita del profeta Maometto, ma che si riferisce anche al percorso degli studenti stessi, e alle diverse fasi della loro crescita. Circa 450 insegnanti hanno già ricevuto il nuovo libro di testo, curato dalla casa editrice Van In. I diversi temi trattati evocano sempre gli insegnamenti del corano, ma sono anche accompagnati da un'ampia gamma di fonti storiche. Sono inoltre inseriti in un contesto attuale che incoraggia gli studenti a riflettere sul riscaldamento globale, sul bullismo e sulle fake news. La necessità di avere un libro di testo "made in Belgium" è sorta dalla constatazione che finora gli insegnanti hanno fatto affidamento su "libri spesso obsoleti, e quasi sempre su posizioni molto conservatrici, pubblicati da Diyanet, che non è altro che la Direzione degli affari religiosi in Turchia", scrive Knack.  I corsi di Islam nelle scuole pubbliche hanno trovato largo consenso nelle Fiandre, nonostante nella regione i partiti di estrema destra con derive anti-musulmane abbiano un largo consenso. Secondo il risultato di un'indagine del Parlamento fiammingo, l'istruzione islamica si sta dimostrando fondamentale per erigere una diga contro la radicalizzazione e favorire l'integrazione sociale.

Il dibattito in Germania

Anche in Germania, diversi esperti sostengono l'importanza di consentire un'insegnamento religioso alla comunità islamica nelle scuole pubbliche. Ma non tutto il Paese ha adottato questo tipo di corsi. Nel quadro giuridico tedesco, le comunità religiose riconosciute dallo Stato godono di alcuni diritti, tra cui quello di poter svolgere delle lezioni di religione nelle scuole pubbliche con il supporto di fondi statali. Tuttavia, le organizzazioni musulmane non sono finora riconosciute come comunità religiosa ufficiale nella maggior parte delle regioni (i land), così come avviene per esempio per la Chiesa. Alcuni land hanno ovviato a questo problema istituendo dei consigli consultivi composti da esponenti del mondo islamico: le direzioni scolastiche selezionano gli insegnanti e sviluppano i moduli didattici in collaborazione con questi consigli. È questo il modello seguito per esempio nella Renania settentrionale-Vestfalia, dove i corsi di religione islamica hanno debuttato nel lontano 1999 e oggi coinvolgono quasi 20mila studenti (sui 54mila totali in tutta la Germania).

Ma non tutti sono d'accordo con questo modello. In Baviera, per esempio, si è scelto di aggirare i consigli consultivi, e di conseguenza i leader religiosi locali; qui il corso di religione prende il nome di "studi islamici". Le associazioni non hanno voce in capitolo sui contenuti, solo lo Stato è responsabile della didattica e della selezione degli insegnanti. Il metodo piace ai musulmani che si battono per una svolta più liberale e secolarizzata della loro religione, come Abdel Hakim Ourghi. Ma altri intellettuali islamici, non tacciabili di posizioni radicali, lamentano che in questo modo viene svilito l'aspetto confessionale dell'insegnamento. A prescindere dal modello, in Germania il problema principale è la carenza di insegnanti di Islam: gli studi attuali mostrano che attualmente solo circa un bambino musulmano su dieci nel Paese è in grado di prendere parte alle lezioni di religione laddove sono previste. 

A complicare il reclutamento di questi insegnanti sono anche le controversie legate alla loro formazione: l'anno scorso, per esempio, ha fatto scalpore la denuncia di Susanne Schroeter, responsabile del Centro di ricerca globale sull'Islam di Francoforte, sulla formazione degli insegnanti a Stoccarda, nel Baden-Wurttemberg, che sarebbe influenzata da esponenti dell'Islam radicale presenti nel consiglio consultivo. Dichiarazioni a cui hanno risposto diversi presidi della città, confutando le accuse. Anche il ministero dell'Istruzione è intervenuto, ribadendo la sua fiducia nel consiglio e rinnovando l'obiettivo "di espandere l'educazione religiosa islamica nelle scuole pubbliche".

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