Il gigante dell'Nba che aiuta i migranti sulla nave della Ong anti-Salvini: "Queste persone vanno salvate"

Marc Gasol, il pivot dei Memphis Grizzlies, tra gli attivisti della Open Arms, l'organizzazione che ha denunciato la Guardia costiera libica per la morte di una donna e di un bambino: "Lo faccio per essere un esempio per i miei figli. Penso a un padre che affronta rischi del genere per donare alla sua famiglia pace e dignità"

Foto da Twitter @MarcGasol

Tra i volontari che si trovavano sull'Astra, la nane della Ong spagnola Open Arms che ha salvato Josephine, la donna camerunense rimasta due giorni in mare attaccata ad un pezzo di legno, e che ha denunciato la Guardia costiera libica per aver lasciato morire una donna e il suo bambino, c'era anche il giocatore dell'Nba Marc Gasol. Il pivot dei Memphis Grizzlies aveva conosciuto lo scorso anno Óscar Camps, il fondatore di Open Arms, ed era rimasto impressionato dalle sue parole. Per questo quest'anno ha deciso di impegnarsi in prima persona nel salvataggio dei migranti in mare durante un periodo di pausa del campionato di basket Usa.

“Ci troviamo di fronte ad atti criminali disumani. Queste persone avrebbero dovuto essere salvate. La guardia costiera afferma di aver salvato 158 persone. E se non fossimo arrivati noi, sarebbe apparso come vero perché nessuno avrebbe saputo nulla. Ma noi abbiamo visto che c'erano corpi lì, che diverse persone sono state lasciate in una situazione impossibile”, ha raccontato in un'intervista a El Pais . “Se non fosse stato per il nostro team nessuno avrebbe saputo che cosa era successo. Si sarebbe detto che (la guardia costiera libica, ndr) aveva salvato 150 persone ma la realtà è che hanno lasciato gente viva in mare”, e se la Ong fosse arrivata “solo quindici o venti minuti dopo, Josephine sarebbe morta”.

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Il campione ha affermato di essersi impegnato in prima persona nel salvataggio dei migranti pensando anche ai propri figli. “Ne ho due, Julia e Luca. Voglio essere un esempio per questo. Immagino la situazione di un padre che deve affrontare viaggi in cui abbondano estorsioni, omicidi, pericoli di ogni genere e in cui si rischia tutto per raggiungere un Paese dove poter vivere in pace e con dignità”, ha raccontato. Parlando del suo rapporto con Camps ha spiegato di essere rimasto “impressionato dalla sua convinzione, dal modo in cui ha messo a disposizione di questa causa tutte le sue risorse economiche, logistiche e personali per aiutare queste persone”. “Ammiro questo tipo di persone, che fanno qualcosa, che non aspettano che gli altri lo facciano”, ha concluso Gasol.

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