Coronavirus, Onu lancia allarme: "Mancano i profilattici, boom di gravidanze indesiderate”

L'Unfpa, l'agenzia della Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva: "I rifornimenti periodici di contraccettivi sono calati del 50-60% a seguito delle restrizioni anti-Covid. Rischio aumento degli aborti non sicuri e delle malattie a trasmissione sessuale"

Sono tra le attività chiuse per coronavirus, in quanto considerate "non essenziali". O che comunque si trovano a fare i conti con le difficoltà a produrre ed esportare in tempi di frontiere chiuse e carenze di personale. Eppure, per le Nazioni Unite il crollo della produzione di preservativi rischia di creare non pochi problemi alla salute mondiale. 

L'allarme dell'Onu

L'Unfpa, l'agenzia Onu per la salute sessuale e riproduttiva, ha lanciato l'allarme dopo avere constatato che i rifornimenti periodici di preservativi sono calati del 50-60%. "Le chiusure delle frontiere e altre misure restrittive stanno interrompendo i trasporti e la produzione in diversi Paesi e regioni", ha affermato un portavoce dell'Unfpa. 

L'agenzia, che collabora con i programmi di pianificazione familiare, sottolinea che il problema principale è riuscire a consegnare preservativi alle comunità più povere e vulnerabili, che sono maggiormente a rischio in caso di esaurimento delle scorte. "Una carenza di preservativi, o qualsiasi contraccettivo, potrebbe portare a un aumento delle gravidanze indesiderate, con conseguenze disastrose per la salute e il benessere di adolescenti, donne e dei loro partner e famiglie", ha sottolineato il portavoce. L'agenzia teme anche un aumento degli aborti non sicuri e delle malattie a trasmissione sessuale, incluso l'Hiv.

Il caso malese

L'allarme ha trovato conferma nelle parole dei responsabili di Karex, multinazionale malese che produce un profilattico su cinque nel mondo: da quando il Paese ha emesso un’ordinanza di confinamento rigido, Karex si aspetta un crollo della produzione di almeno 200 milioni di profilattici. E questo nonostante il paradosso che proprio le misure di confinamento hanno aumentato gli ordini. Che pero' non potranno essere soddisfatti. 

La soluzione in Cina?

Se la Malesia si ferma, c'è chi invece riparte. Dopo mesi di confinamento, la Cina sta riprendendo le sue attività, vale a dire che anche i produttori cinesi di preservativi hanno ripreso a lavorare. Per esempio, Hbm Protections ha annunciato che la produzione è tornata alla normalità. C’è chi è pronto ad aiutare esportando altrove. E quello che ha ribadito il gruppo Shanghai Mingbang Rubber Products e il gruppo Cai Qijie. “Se i mercati internazionali incontrassero problemi, accetteremmo di esportare di più". Ah, la solidarietà cinese...

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