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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Lo scontro / Regno Unito

L'ong di gay, lesbiche e bisex che esclude i trans: la guerra tra associazioni arcobaleno finisce in tribunale

Il caso del Regno Unito, dove l'associazione Mermaids, che sostiene i bambini transgender, contesta il riconoscimento di organizzazione benefica della Lgb Alliance

La sigla Lgbt è entrata ormai nel vocabolario collettivo. Rappresenta la comunita arcobaleno in quanto acronimo di Lesbica, Gay, Bisessuale e Trans (e nella sua versione più completa, Lgbtquia, abbreviata in Lgbt+, include anche queer, intersessuale e asessuale). Ma c'è una parte del movimento Lgbt che vorrebbe escludere la "t", ossia le persone transgender.

Nel Regno Unito la questione è finita sui banchi del tribunale, dove i due “fronti” si sfideranno in un’udienza abbastanza insolita che sarà focalizzata sulla differenza tra sesso biologico e identità di genere, e sulle definizioni legali di attrazione per lo stesso sesso e orientamento sessuale. La 'battaglia' vede sfidarsi la LGB Alliance, un’associazione che si oppone all'educazione all'identità di genere nelle scuole e alla transizione medica per i bambini che manifestano disforia, e la Mermaids, che sostiene i bambini transgender e le loro famiglie. La LGB Alliance è stata fondata nell'ottobre 2019 allo scopo dichiarato di “affermare il diritto di lesbiche, bisessuali e gay di definirsi attratti dallo stesso sesso", diritto che, a quanto affermano, sarebbe minacciato dai "tentativi di introdurre confusione tra il sesso biologico e la nozione di genere".

In seguito al suo lancio, l’associazione, che nega di essere transfobica, è stata bollata come "gruppo d'odio" da figure e organizzazioni Lgbt+ di alto profilo, tra cui il Pride di Londra, il deputato del Snp (partito nazionale scozzese) John Nicolson, i LibDem Lgbt+, il giornalista Owen Jones e l'attore scozzese David Paisley. Le polemiche si sono poi ulteriormente infiammate quando, lo scorso aprile, la LGB Alliance è riuscita a ottenere lo status di associazione benefica dalla Charity Commission, l'istituto regolatore degli enti di beneficenza in Inghilterra e Galles. L’ente regolatore aveva giustificato la scelta affermando che non fosse “compito della Commissione esprimere giudizi di valore sugli obiettivi o sulle idee proposte da un'organizzazione. Il suo ruolo è invece quello di decidere se gli scopi di un'organizzazione rientrano nella definizione legale di beneficenza”.

È stato in quel momento che è entrata in gioco Mermaids che ha deciso di impugnare la decisione della Charity Commission davanti a un giudice in quanto per essere registrata come ente di beneficenza, "un'organizzazione deve essere costituita esclusivamente per scopi che la legge riconosce come caritatevoli, e deve perseguirli in un modo che dia luogo a benefici tangibili che superino gli eventuali danni associati". Mentre, secondo l'associazione lo scopo dell'alleanza è "la denigrazione delle persone trans e la distruzione delle organizzazioni che le sostengono, in particolare attraverso l'attività di lobby politica e la campagna per il cambiamento delle leggi". Sulla loro pagina di crowdfunding, i gruppi hanno affermato che "questi scopi sono riprovevoli e non sono caritatevoli, ma sono obiettivi politici - per ridurre le protezioni legali per le persone trans".

Secondo l’organizzazione di difesa dei bambini transgender la LGB Alliance avrebbe "ripetutamente preso di mira" altre associazioni di beneficenza registrate - tra cui Mermaids, Stonewall e GIRES - accusandole di "estremismo e omofobia" e di "mettere in pericolo i bambini". Mermaids ha sostenuto che la LGB Alliance non avrebbe mai dovuto ottenere lo status di ente di beneficenza perché non offre "alcun beneficio positivo al pubblico". L'associazione ha affermato che l'Alleanza LGB "dà luogo a significativi dis-benefici, tra cui l'incoraggiamento alla discriminazione delle persone transgender".

La discussione, spiega il Guardian, contrapporrà in Aula la posizione della LGB Alliance, secondo cui esistono solo due sessi e il genere è una costruzione sociale, alla posizione di Mermaids, secondo cui l'identità di genere delle persone transgender dovrebbe essere affermata. Non è la prima volta che polemiche di questo tipo infiammano il dibattito pubblico. Qualche mese fa, i social network erano esplosi in seguito alle affermazioni ritenute da alcuni “transfobiche” di J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter. La scrittrice di uno dei romanzi fabtasy più famosi al mondo sostenne che gli adolescenti trans sono vittime di una moda, che rendere più facile il cambio di genere legale è un attacco alla realtà e alla sicurezza fisica delle donne cisgender (cioè che si riconoscono nel proprio sesso biologico). Secondo la scrittrice gli attivisti lgbt+ cercano di "erodere la categoria politica e biologica di 'femmina' e quindi restituire ai predatori sessuali in un modo raramente visto prima".

In seguito alle polemiche scaturite, la Rowling aveva risposto alle critiche affermando di non essere “transfobica” ma definendosi una "Terf", un acronimo coniato da attivisti trans, che sta per Trans-Exclusionary Radical Feminist (femminista radicale escludente), in altre parole qualcuno che si considera femminista ma nega l'identità e il diritto delle persone trans di definirsi donne a tutti gli effetti. Rowling aveva poi scritto su Twitter: “Se il sesso non è reale, non c'è attrazione per lo stesso sesso. Se il sesso non è reale, la realtà vissuta delle donne a livello globale viene cancellata. Conosco e amo le persone trans, ma cancellare il concetto di sesso rimuove la capacità di molti di discutere in modo significativo delle loro vite. Non è odio dire la verità.”.

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