Oms: “Mai detto di fare il lockdown, meglio far rispettare l'isolamento individuale”

Per gli esperti si può evitare il blocco dell'economia con un sistema che assicuri il rispetto della quarantena non solo da parte dei positivi, ma anche di chi ha avuto contatti con i contagiati. Il caso Taiwan e l'esempio da seguire per le democrazie Ue

Photo credit: www.vperemen.com / commons.wikimedia.org

Nella giornata in cui inizia il secondo lockdown in Belgio e Regno Unito, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha ribadito la sua ricetta anti-contagio che, a sorpresa per alcuni, non prevede il confinamento della popolazione in casa. L’istituto dell’Onu specializzato nella tutela della salute sostiene invece da tempo che la chiave per controllare le epidemie sia testare le persone, rintracciare i loro contatti e garantire che tutti coloro che sono positivi o che hanno avuto rapporti con i contagiati siano messi in quarantena.

La ricetta dell'Oms

“Il grande assente da ciò che sta accadendo in molti Paesi europei è la gestione dell’isolamento”, ha affermato la dottoressa Margaret Harris dell’Oms. Quello che gli esperti rimproverano ai Governi Ue non è l’eccessiva severità nei confronti della popolazione in generale, ma la scarsa intransigenza nel far rispettare la quarantena da parte dei soggetti a rischio. “Non si tratta solo dell’isolamento delle persone malate - ha ricordato la dottoressa - ma anche degli individui che hanno avuto contatti” con chi è risultato positivo al tampone.

Differenze tra prima e seconda ondata

Molti di questi “non pensano di avere il Covid, perché si sentono bene, e anche se gli viene detto di restare a casa non sentono un forte obbligo sociale” o la quarantena “non necessariamente viene applicata come accade in altri Paesi” fuori dall’Europa. “Ad esempio - spiega la dottoressa Harris - in un posto come Hong Kong, verresti chiamato tutti i giorni o la polizia verrebbe a casa tua” per accertarsi che la quarantena dell’individuo a rischio venga rispettata. Simili provvedimenti sono stati presi in Italia durante la prima ondata, per poi essere rivisti durante la seconda fase della pandemia. Oggi l’ottemperanza di gran parte dei provvedimenti viene lasciata alla responsabilità del singolo. Che non sempre si comporta come dovrebbe. 

Rispettare le regole in un Paese libero

Far rispettare l’auto-isolamento individuale è chiaramente più facile nei regimi dove la libertà del cittadino può essere facilmente sacrificata dalla forza pubblica. Ma chi ha adottato tale strategia con successo in Asia non è stata solo la Cina. “Taiwan, ad esempio, ha probabilmente la migliore gestione - sostiene la dottoressa - ed è una società decisamente liberale”.

L'alternativa al lockdown

Quando c’è da fermare il contagio, anche un blocco generalizzato che lascia tutti a casa funziona, “ma provoca anche massicce interruzioni”, spiega Harris. Il lockdown totale, ammette la dottoressa, per la collettività “ha un prezzo da pagare molto alto”. L’Oms non lo sconsiglia apertamente, ha detto la dottoressa. Ma mettere in moto un sistema di isolamento efficiente potrebbe invece evitare ai Governi europei di dover bloccare l’intera attività economica. Per farlo, gli esecutivi devono ricorrere a una scrupolosa pianificazione. “Ci sono persone che non possono auto-isolarsi, perché vivono in compagnia”, ricorda la dottoressa, “o addirittura per strada”. “Bisogna pensare di offrire loro un altro posto dove stare”, conclude Harris.

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