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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Pandemia

Omicron risparmia i polmoni ed è meno mortale: sempre più ricerche lo confermano

Ben sei studi europei concordano che la nuova variante colpisce di più la gola, riducendo i rischi di ospedalizzazione e mortalità

Di sicuro è troppo presto per festeggiare, ma sempre più ricerche scientifiche concordano su un fatto: la variante Omicron ha maggiori probabilità di infettare la gola rispetto ai polmoni, il che secondo gli esperti potrebbe spiegare perché sembra essere più infettiva ma meno mortale rispetto ad altre versioni del virus del Covid-19. 

Sei studi – quattro pubblicati alla vigilia di Natale – concordano su questo punto, e, anche se devono essere sottoposti a revisione paritaria da parte della comunità scientifica, sembrano confermare quanto emerge dai dati epidemiologici dei Paesi dove Omicron si è più diffuso. Secondo quanto dichiarato al Guardian da Deenan Pillay, professore di virologia presso l'University College di Londra, le varie mutazioni hanno modificato il modo in cui il Covid-19 infetta i diversi tipi di cellule: “In sostanza, sembra essere più in grado di infettare il tratto respiratorio superiore, le cellule della gola. Quindi si moltiplicherebbe più facilmente nella gola che nelle cellule profonde nel polmone. Parliamo di una valutazione ancora preliminare, ma gli studi puntano nella stessa direzione”.

Se il virus produce più cellule nella gola, ciò lo rende più trasmissibile, il che aiuterebbe a spiegare la rapida diffusione di Omicron, scrive il Guardian. Un virus che è bravo a infettare il tessuto polmonare, invece, sarà potenzialmente più pericoloso ma meno trasmissibile. I ricercatori del Molecular Virology Research Group dell'Università di Liverpool hanno pubblicato un articolo in cui sostengono che l'Omicron porta a "malattie meno gravi" nei topi. L'articolo ha mostrato che i topi infettati da Omicron perdono meno peso, hanno una carica virale inferiore e soffrono di polmoniti meno gravi. “Il modello animale suggerisce che la malattia è meno grave del Delta e del virus originale. Sembra essere eliminata più velocemente e gli animali si sono ripresi più rapidamente, e questo si collega ai dati clinici che arrivano", dice il professor James Stewart, tra gli autori dello studio dell'Università di Liverpool.

Risultati simili sono arrivati da studi dell'Università di Leuven in Belgio (realizzati su criceti) e da altri condotti negli Stati Uniti, a Hong Kong, in Sudafrica e ancora nel Regno Unito. “Le prime indicazioni sono una buona notizia, ma non devono farci abbassare la guardia, perché se sei clinicamente vulnerabile, le conseguenze non sono ancora grandi: ci sono morti per Omicron. Non tutti possono strapparsi le maschere e festeggiare", conclude Stewart. 

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