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Venerdì, 27 Maggio 2022
Attualità Paesi Bassi

Così l'Olanda è passata dal liberi tutti, alla rivolta violenta al coprifuoco e fino al lockdown

I tassi di vaccinazione erano molto alti, ma sulle terze dosi la nazione è andata a rilento. E le manifestazioni di protesta hanno inasprito al linea del governo

Durante la prima ondata di coronavirus l'Olanda è stata famosa per il suo “lockdown smart”, con uno degli approcci più soft in Europa nella lotta alla pandemia, seconda solo alla Svezia. Adesso, per far fronte alla quinta ondata, è la nazione che ha scelto la linea più dura insieme all'Austria. Nel Paese, i cui cittadini sono molto restii a rinunciare alla propria libertà anche nel caso di un'emergenza come questa, a novembre erano esplose le rivolte tra le più feroci del continente al solo annuncio di un ritorno del coprifuoco dei locali. Da allora il governo ha scelto la linea sempre più dura, forse anche come risposta non solo all'aumento dei contagi, ma anche alle manifestazioni di protesta e la mancanza del rispetto delle regole di distanziamento sociale di una parte dei cittadini.

Le cose hanno cominciato a precipitare a novembre. È stato allora che nonostante la nazione avesse uno dei tassi di vaccinazione più alti d'Europa (circa l'85 per cento), i malati hanno cominciato ad affollare gli ospedali. A metà mese c'erano 1.863 pazienti Covid ricoverati, di cui 380 in terapia intensiva. Un anno prima, quando le dosi ancora non c'erano, erano circa 1.500, di cui 586 in intensiva. Con la differenza, in più, che se nel 2020 i ricoveri erano in fase calante, per il momento la curva sembrava invece destinata ancora a salire. Un caso quasi unico in Europa che ha fatto preoccupare gli esperti del governo.

Così il premier Mark Rutte, allora ancora alla guida di un governo provvisorio, mentre era alle prese con la difficile formazione di un nuovo esecutivo dalle elezioni del marzo scorso, decise di imporre un coprifuoco parziale a partire dal 13 novembre di almeno tre settimane con la chiusura anticipata alle sette di sera di bar e ristoranti e di tutti i negozi "non essenziali", e poi la chiusura al pubblico di tutti gli eventi sportivi. In più era stato chiesto a chi poteva di lavorare da casa di limitare a quattro il numero degli ospiti che si potevano invitare a casa. Una settimana prima erano state reintrodotte le mascherine al chiuso ed ampliata la lista dei locali per il cui accesso veniva richiesto il Green Pass. Sulle terze dosi il programma di vaccinazione però andava a rilento, e si prevedeva di offrirla agli ultra 80enni solo a dicembre.

La prima stretta però non è stata affatto ben vista da una parte della popolazione e in diverse città esplosero violente manifestazioni. A dare il via alla rivolta era stata Rotterdam dove centinaia di persone erano scese in piazza manifestando con metodi anche violenti. L'incendio poi si è espanso anche in altri centri dove folle di cittadini, molti dei quali giovani, hanno dato fuoco ad auto e negozi, scagliato pietre e danneggiato negozi e veicoli, inclusi i mezzi della polizia. I feriti e gli arrestati sono stati decine. Addirittura all'Aia hanno è stata presa d'assalto un’ambulanza che stava trasportando un paziente in ospedale, distruggendo il parabrezza con una pietra. Rutte ha definito i manifestanti degli “idioti” e parlato di “pura violenza mascherata da protesta”, da allora ha scelto una linea sempre più dura.

E così quando il premier la settimana scorsa ha ottenuto la fiducia per il suo nuovo governo, e sentendosi ora nel pieno dei poteri, adesso Rutte ha imposto un vero e proprio lockdown fino al 14 gennaio, con la chiusura di negozi non essenziali, ristoranti, attività ricreative e sportive, scuole e parrucchieri, e l'imposizione di un tetto di massimo due ospiti a casa. Almeno gli olandesi hanno potuto festeggiare lo scorso 0tt0 dicembre San Nicolas, che per loro è quasi più importante del Natale.

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