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Domenica, 29 Gennaio 2023
Migrazione e soldi

L'Olanda non si fida dell'Italia: "Pochi controlli sui migranti, l'Ue verifichi"

Il premier Rutte chiede a Bruxelles di fare di più contro i cosiddetti movimenti secondari dai Paesi del Sud verso il Nord Europa. E dice no al nuovo fondo anti crisi energetica

L'Olanda vuole che l'Unione europea faccia di più per bloccare i movimenti secondari dei migranti che dai Paesi del Sud Europa, Italia in primis, raggiungono il resto del continente. In violazione delle norme Ue del regolamento di Dublino. È quanto si legge nel documento che il governo olandese ha presentato a Bruxelles in vista del prossimo vertice europeo. Un summit in cui il premier Mark Rutte sarà impegnato anche su un altro fronte: stoppare sul nascere la creazione di un nuovo fondo comune contro la crisi energetica, il cosiddetto fondo di sovranità sostenuto dal nostro governo.

Le due partite

Le due partite (migranti e fondo di sovranità) sono legate tra loro sul piano politico, e potrebbero rinfocolare le tensioni sull'asse Roma-L'Aja che hanno caratterizzato la prima parte della pandemia di Covid-19. Rutte non vuole rinunciare al suo ruolo di leader europeo del fronte dei frugali, e insieme a un pezzo del governo tedesco vede come fumo negli occhi l'idea di una sorta di nuovo Recovery fund (o Sure che dir si voglia). All'Olanda non piace l'idea alla base delle due principali iniziative Ue anti crisi-Covid, ossia l'istituzionalizzazione degli eurobond: un'Europa che si indebita al posto dei governi nazionali sfruttando le garanzie dei Paesi che hanno i conti più in ordine. 

Il fondo di sovranità

Il nuovo fondo di sovranità a cui sta lavorando la Commissione europea dovrebbe raccogliere altri 200 miliardi dall'emissione di eurobond, oltre a quelli raccolti con il Sure (i prestiti Ue serviti per salvare aziende e lavoratori) e a quelli che sta accumulando per alimentare i Pnrr. Secondo la presidente Ursula von der Leyen, le nuove risorse dovranno servire a finanziarie il Piano industriale per il Green deal, ossia la strategia Ue per promuovere gli investimenti nella transizione e rispondere alla concorrenza di Cina e Usa. Rutte dice di sostenere il piano, ma avverte che "non ci sono solo i sussidi" per rilanciare la competitività dell'Europa, e che bisogna concentrarsi "sui soldi che già ci sono". Semmai, occorre lavorare su altri aspetti: "La nostra competitività deriva in primo luogo dal buon funzionamento delle pensioni, del mercato del lavoro e degli alloggi, dal sistema delle autorizzazioni e lo sviluppo delle competenze dei lavoratori", ha detto al Corriere. Rutte tiene a precisare di non riferirsi "a singoli Paesi", ma sottolinea come "alcune grandi economie Ue potrebbero trarre beneficio dal continuare le riforme che stanno attuando accelerandole". 

Che i pensieri del premier olandese in tal senso riguardino anche l'Italia è facile da intuire: per l'Aja concedere nuove risorse fresche potrebbe essere un modo per ritardare le riforme. Quella dell'austerity è una linea che i Paesi Bassi hanno promosso per anni in Europa, spesso con successo. Ma la pandemia prima, e la grande sfida della transizione energetica poi, hanno cambiato gli equilibri a Bruxelles. Lo 'smacco' del Recovery fund brucia ancora, e per questo Rutte, più che alimentare uno scontro diretto con l'Italia sul tema investimenti, potrebbe cercare di alzare la posta su altri dossier cari al nostro governo: tra tutti, la migrazione.

Migranti e Dublino

E così torniamo alla proposta olandese sulla riforma di Dublino: sul tavolo c'è il nuovo Patto per la migrazione e l'asilo proposto dalla Commissione Ue più di due anni fa, ma ancora in fase di discussione tra i governi. Se l'Italia chiede da tempo più solidarietà (ossia che Stati membri come l'Olanda si facciano carico dell'accoglienza di chi sbarca nei Paesi di primo approdo come il nostro), altri membri del club europeo (non solo Paesi Bassi, ma anche Germania, Francia, Belgio e Austria) vogliono una stretta sui movimenti secondari. L'accusa di fondo è che Italia e Grecia, tanto per citarne due, non controllino adeguatamente gli arrivi, non processando le domande di asilo in modo capillare e favorendo così la 'fuga' dei migranti verso il Nord Europa.

Il documento presentato dall'Olanda, con il sostegno ufficiale di Belgio e Austria, chiede che il Patto unisca "solidarietà e responsabilità" e che "il regolamento di Dublino" venga "attuato nella sua interezza". Come? "La Commissione, con il supporto dell'Agenzia europea per l'asilo e di Frontex, è chiamata a stilare dei report semestrali sui movimenti secondari all'interno dell'Ue", si legge nel documento. Tradotto: Bruxelles dovrebbe vigilare sul rispetto del principio sancito dalle norme attualmente in vigore, ossia che siano i Paesi di primo approdo a registrare 'tutte' le domande di asilo, provvedere all'accoglienza dei migranti e, eventualmente, rimpatriare chi non ha diritto all'asilo.
 

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