Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Malta: quei paradisi fiscali all'interno dell'Ue

Lo denuncia l'ong Oxfam. La prossima settimana Bruxelles dovrebbe presentare la prima blacklist, ma conterrà solo giurisdizioni extraeuropee. “Un documento tanto vuoto, quanto inutile ai fini della risoluzione di un problema così grave”

La sede di Aplleby, la società al centro dello scandalo dei Paradise Papers / EPA/JEROME FAVRE

Non immaginate mete esotiche o isole sperdute nell'Oceano. I paradisi fiscali possono avere come panorama anche le verdi colline irlandesi, il blu del Mediterraneo o i canali olandesi. Già, perché secondo l'Oxfam si puo' eludere il fisco anche restando all'interno dei confini dell'Unione europea: basta andare in Irlanda o in Lussemburgo, ma anche a Malta o nei Paesi Bassi. Tutti Stati membri che, secondo il rapporto dell'ong, rispettano i requisiti per rientrare in quella blacklist che Bruxelles sta stilando a fatica per combattere l'emorragia di profitti di imprese e patrimoni individuali che ogni anno costa all'intera Unione qualcosa come mille miliardi di mancati introiti fiscali. 

Da Amazon ad Apple: cosi' si elude il fisco nell'Ue

L'elenco di Oxfam non stupisce. Lo scandalo LuxLeaks aveva svelato quanto già si sapeva da tempo: il Lussemburgo ha praticato accordi fiscali favorevoli che hanno permesso alle multinazionali di eludere le tasse che avrebbero dovuto pagare per profitti accumulati altrove. E' stato per esempio il caso di Amazon, Fiat e Starbucks, condannate a versare allo stesso Lussemburgo un cifra totale pari a 280 milioni di imposte non pagate. 

Ancora più dura la “multa” ad Apple, che dovrebbe restituire all'Irlanda 13 miliardi di mancato gettito. O si pensi al caso emblematico della Nike, la cui centrale operativa è in Belgio, ma che registra i profitti nei Paesi Bassi, pagando cosi', grazie a un apposito “tax ruling”, solo il 2% di tasse, contro il 25% che avrebbe dovuto versare a pochi chilometri di distanza. 

A Malta, poi, l'opacità intorno al fisco è da tempo al centro di indagini giornalistiche (quelle delle autorità locali al momento latitano) e, stando a quanto si sospetta, potrebbe essere all'origine dell'omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia.

La simulazione di Oxfam

Anche per queste ragioni, nel suo rapporto “La lista nera sfumata di grigio”, Oxfam chiede che la blacklist di paradisi fiscali a cui stanno lavorando Commissione europea e Stati membri (e che dovrebbe essere pubblicata la prossima settimana) sia credibile ed efficace. E per esser tale, dovrebbe includere almeno 35 paesi extra Ue e, per l'appunto, i 4 paesi membri sopra citati: Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Malta. 

La possibilità che Bruxelles punti il dito contro Dublino o Amsterdam è pressoché nulla. Già all'ultimo Ecofin, il commissario Ue Pierre Moscovici aveva chiarito che nella bozza di blacklist non ci sarà nessuno Stato membro. E questo perché i criteri adottati per individuare i paradisi fiscali sono stati applicati solo al di fuori dei confini Ue. E anche la Svizzera potrebbe essere esclusa dall'analisi europea. 

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"La nostra simulazione mostra come dovrebbe presentarsi la blacklist europea se l'Ue applicasse i propri criteri senza farsi condizionare da pressioni politiche di parte - ha dichiarato Aurore Chardonnet, policy advisor di Oxfam sui dossier di giustizia fiscale - Il processo ufficiale di blacklisting avviene però nella più totale segretezza, lasciando i cittadini all'oscuro di tutto e permettendo ai paesi-paradisi di sfruttare il proprio potere d'influenza politica ed economica. Il rischio è quello di ritrovarsi ad avere a che fare con un documento tanto vuoto, quanto inutile ai fini della risoluzione di un problema così grave".

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