In Olanda eutanasia anche a chi soffre di demenza avanzata, anche con segnali contrastanti

Lo ha stabilito una sentenza della Corte suprema per i casi in cui il paziente ha espressamente lasciato indicazioni scritte in tal senso. Il suicidio assistito è legale nel Paese dal 2002

Foto archivio Ansa EPA/PETER KOMKA

In Olanda sarà possibile praticare l'eutanasia anche a pazienti affetti da Alzheimer, anche se dovessero arrivare segnali contrastanti dal paziente, lasciando a famigliari e al medico l'ultima parola.

La sentenza

Secondo la Corte suprema questo è concesso però quando il paziente ha espressamente dato il suo consenso scritto e in maniera chiara prima dell'aggravamento della malattia, anche se poi con l'aggravarsi della demenza non è più in grado di ribadire esplicitamente tale volontà. Il pronunciamento estende la possibilità di procedere con il suicidio assistito che nei Paesi bassi è già legale dal 2002 nei casi di malattie incurabili e sofferenza intollerabile per il paziente che ne fa richiesta. Nella sentenza, la Corte suprema sottolinea che una richiesta di eutanasia può essere accolta solo se tutti i requisiti legali sono stati soddisfatti. Ad esempio, ci deve essere "sofferenza insopportabile e senza speranza". Ci possono essere però anche circostanze in cui una precedente richiesta di eutanasia da un paziente affetto da demenza non deve essere eseguita. Questo può accadere se "le dichiarazioni del paziente danno motivo per farlo", cioè se il medico valuta che esprime un chiaro diniego alla pratica che aveva precedentemente richiesto.

Il caso

Come racconta Algemeen Dagblad la sentenza è nata dal caso di una donna di 74 anni che, dopo aver chiesto, appena ammalata e con ancora sintomi non gravi, che le fosse praticato il suicidio assistito un volta peggiorate le sue condizioni, in fase di demenza avanzata aveva espresso pareri contraddittori. I suoi familiari avevano comunque autorizzato il medico a procedere all'eutanasia nell'aprile del 2016. Il medico era stato assolto dall'accusa di omicidio lo scorso anno in un processo di primo grado ma la procura aveva comunque richiesto l'intervento della Corte suprema. "Il tribunale ha stabilito che il medico ha agito con la dovuta cura e quindi non era punibile", ha dichiarato il giudice della Corte suprema Willem van Schendel aggiungendo che "secondo la Corte suprema, il tribunale non ha commesso errori nel suo giudizio".

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Le conseguenze

Il pronunciamento di oggi implica che, nel caso di Alzheimer e altre forme di demenza avanzata, è sufficiente la volontà scritta del paziente di voler beneficiare del suicidio assistito nel momento futuro in cui le sue sofferenze diventeranno intollerabili.

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