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Il premier olandese Mark Rutte

Il premier olandese Mark Rutte

Il lockdown in Olanda non funziona. E sui vaccini Rutte si scusa: "Noi impreparati"

Dopo 3 settimane dall'inizio delle restrizioni, la percentuale di positivi resta invariata. E la campagna di vaccinazione parte solo in queste ore, nonostante i Paesi bassi abbiano già ricevuto 300mila dosi. Altro duro colpo al governo in vista delle elezioni di marzo

Dall'inizio del lockdown a oggi la percentuale di positivi è rimasta pressoché invariata. E i primi vaccini saranno somministrati in queste ore, in ritardo di una decina di giorni rispetto al V-Day lanciato dalla Commissione Ue e seguito da gran parte dei Paesi membri. Un doppio colpo alla reputazione del governo di Mark Rutte, che almeno sotto il profilo della risposta sanitaria alla pandemia di Covid-19 sta accumulando da mesi smacchi su smacchi. Non proprio il giusto volano verso le elezioni di marzo in cui il leader olandese si rigiocherà il posto da premier. 

Ma al di là delle questioni strettamente politiche, resta il dato di uno dei Paesi più ricchi del mondo che ha ammesso di essersi trovato impreparato nel gestire la campagna di vaccinazione. "L'approccio del governo non è stato abbastanza agile", ha ammesso Rutte dinanzi al Parlamento, dove l'opposizione ha avuto gioco facile nell'attaccare il premier. Il motivo di tale lentezza, secondo lo stesso Rutte, sarebbe legato al vaccino Pzifer-BioNTech: i Paesi bassi non si aspettavano un'accelerazione da parte dell'agenzia Ue del farmaco, l'Ema, nell'approvazione di tale vaccino. 

In effetti, l'Ema, che ha sede proprio in Olanda, aveva pre-annunciato alla stampa europea un'autorizzazione al farmaco del duo americano-tedesco non prima del 30 dicembre scorso, il che avrebbe richiesto almeno un'altra settimana prima di far partire le prime somministrazioni nell'Ue. Se fosse andata davvero così, i Paesi bassi avrebbero avviato la campagna di vaccinazione più o meno in contemporanea con gli Stati membri più rapidi nell'organizzarsi. Ma come è noto, le pressioni di Germania e Italia hanno portato l'Ema ad anticipare l'ok al vaccino, e lo stesso ha fatto Bruxelles con il suo V-Day.  

Rutte ha anche aggiunto che il sistema sanitario olandese sarebbe stato più preparato qualora il primo vaccino a venire autorizzato fosse stato quello di Oxford/AstraZeneca. Il motivo, ha spiegato il premier, è che questo vaccino, a differenza di quello di Pzifer-BioNTech, non richiede la conservazione a temperature estremamente basse, e dunque il programma di vaccinazione avrebbe potuto essere implementato tramite i medici di famiglia. Le condizioni particolari di trasporto e conservazione necessarie per il farmaco elaborato dalla tedesca BioNTech richiedono invece dei centri appositi per lo stoccaggio e la somministrazione. Centri che il ministro della Sanità ha lanciato in ritardo, dando priorità alle case di riposo: peccato però che gli istituti per gli anziani non avevano il modo di conservare le dosi destinate a loro. 

Insomma, la pianificazione dell'efficiente Olanda è stata  "caotica" e "confusa", come accusano i deputati dell'opposizione. Ma è difficile non vedere dietro tali ritardi anche ragioni economiche: il vaccino cui il governo aveva fatto pieno affidamento è quello di AstraZeneca, ossia di una casa farmaceutica olandese. E' vero che Bruxelles aveva avvisato i Paesi già a ottobre di tenersi pronti a tutti gli scenari, ma evidentemente L'Aja era sicura di poter contare sul proprio farmaco, tra l'altro pre-acquistato insieme a Italia, Francia, Germania e Regno Unito prima che la Commissione europea si muovesse sul mercato dei vaccini anti-Covid a nome e per conto dell'intera Ue. Una fuga in avanti che non sembra aver pagato: l'Ema non ha ancora dato l'ok alla somministrazione del vaccino, a dispetto di quanto fatto dal Regno Unito. E pare che le prime dosi non arriveranno prima di febbraio. 

Intanto, la curva dei contagi non sembra appiattirsi, nonostante il lockdown ordinato dall'Olanda a metà dicembre, il primo vero lockdown per il Paese dall'inizio della pandemia. Sebbene i numeri assoluti sui positivi siano più bassi rispetto a tre settimane fa, lo sono anche quelli dei test effettuati. Ecco perché la percentuale di nuovi contagi è rimasta pressoché invariata. E potrebbe persino salire nei prossimi giorni per effetto delle violazioni alle restrizioni registrati tra Natale e Capodanno. 

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