Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Gli esperti Ue ‘salvano’ Emilia e Veneto: solo Friuli e Bolzano tra le aree più a rischio d'Europa

L'Ecdc, il centro europeo per il controllo delle malattie, ha varato la prima mappa che dovrebbe servire a stabilire le regioni cui applicare misure più restrittive. Tra cui lo stop ai viaggi non essenziali

Prima la conferma poi la retromarcia. Le mappe dell’Ue con le nuove zone in rosso scuro che evidenziano le aree ad alto rischio di contagio da Covid-19 sono state corrette nel corso della giornata. La prima versione, pubblicata intorno alle 13, confermava quanto detto in settimana: Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Bolzano sono considerate zone rosso scuro, ossia rientrano nel club (a dirla tutta non proprio ristretto) delle regioni Ue con la situazione epidemiologica peggiore. Ma una nuova versione pubblicata intorno alle 17 dagli esperti del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) ha ‘salvato’ Veneto ed Emilia-Romagna. Non è ancora dato a sapere il motivo della correzione, ma è bene ricordare che nei giorni scorsi i governatori delle quattro aree italiane soggette al provvedimento si erano lamentati per il presunto utilizzo di “dati non aggiornati” usati dagli esperti Ue per evidenziare le zone più a rischio. Stando alle nuove raccomandazioni della Commissione europea, stilate su richiesta dei governi Ue, le regioni in rosso scuro potrebbero venire "isolate" dal resto del Continente con misure più restrittive, in particolare con una stretta sui viaggi non essenziali: chi parte dalle zone rosso scuro dovrà sottoporsi a quarantena di almeno una settimana se arriva in un'altra zona non a rischio.

Come spiegato in precedenza, per evitare che una potenziale terza ondata possa portare a un blocco quasi totale dei trasporti nell'Ue (con contraccolpi per il mercato unico e per il turismo), i governi europei hanno chiesto alla Commissione di elaborare una nuova mappa del rischio in base alla quale coordinare le restrizioni ai viaggi tra i vari Paesi dell'Unione e dello Spazio economico europeo (in cui rientrano, per esempio, Islanda e Norvegia). Se Bruxelles avessa dato seguito alla richiesta confermando la mappa regionale del rischio (elaborata a partire da ottobre scorso nella speranza, rivelatasi vana, che fungesse da guida unica per tutti gli Stati), il risultato sarebbe stato un lockdown generale e generalizzato del Vecchio Continente: in base ai parametri di ottobre, le regioni più a rischio erano indicate con un coloro rosso. E fatta eccezione per alcune regioni in Grecia, Finlandia e Norvegia, tutta l'Europa spiccava fino a una settimana fa per un rosso acceso.   

Per evitare un lockdown generale, che avrebbe tolto quel po' d'ossigeno ai viaggi che il settore turistico spera di avere con le settimane bianche di alcuni Paesi e le ferie pasquali, Bruxelles ha proposto un nuovo livello di rischio, il più alto contrassegnato con il rosso scuro: questo livello scatta quando in una regione i contagi "cumulati" registrati nelle ultime 2 settimane superano i 500 casi ogni 100mila abitanti. Non si tratta dell'unico criterio adottato dagli esperi dell'Ecdc (che tra l'altro sono nominati dagli Stati): c'è anche il parametro della percentuale di test effettuati sul totale della popolazione, e una soglia minima di test (300 ogni 100mila abitanti) sotto cui il colore diventa grigio. 

PER SAPERNE DI PIÙ SULLA NUOVA MAPPA

In base a questi criteri, considerati le ultime due settimane,  Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Bolzano sono considerate rosso scuro. A livello di Paese, va peggio senza dubbio alla Spagna, dove quasi l'intero territorio è segnalato con questo colore. In Francia, sono rosso scure le regioni di Provenza e Borgogna, in Germania quattro regioni dell'Est. Massimo livello di rischio anche per l'intera Repubblica Ceca, l'intera Irlanda, quasi tutta la Svezia e buona parte del Portogallo. 

Come c'era da attendersi, le regioni italiane interessate sono già sul piede di guerra. "Chi dall’estero o dal resto d’Italia vorrà recarsi a Venezia, sulle Alpi friulane o sugli Appennini emiliani, potrà farlo a patto che quando torni a casa si sottoponga a una quarantena di almeno una settimana - dice l'eurodeputata della Lega Rosanna Conte - E’ chiaro che in questo modo verrà tolto ai nostri operatori turistici quel minimo di ossigeno che poteva arrivare tra febbraio e inizio aprile. Come è evidente che tali misure colpiranno l’export di una delle aree più produttive del Paese. Circa 11 milioni di italiani rischiano di pagare caro l’ultimo fallimento europeo del governo Conte”, conclude la parlamentare del Carroccio.

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