rotate-mobile
Venerdì, 21 Giugno 2024
Alta tensione / Francia

Auto incendiate e supermercati vandalizzati: nelle isole da sogno scoppia la rivolta dei separatisti

L'arcipelago francese della Nuova Caledonia sta vivendo una stagione di tensione. I separatisti vogliono evitare una riforma che darebbe più potere alla popolazione frutto dell'immigrazione europea

Case bruciate, negozi distrutti e sparatorie. La violenza è esplosa in Nuova Caledonia, l'arcipelago francese nel sud del Pacifico che comprende una dozzina di isole e ribattezzata "il sassolino". Nota per le sue spiagge costeggiate da palme e una ricca barriera corallina che attrae turisti da tutto il mondo, il territorio oltre-oceano della Francia sta vivendo momenti di violenza "senza precedenti". Secondo le autorità, la rabbia si è scatenata nella notte tra il 13 e il 14 maggio. Al centro delle contestazioni c'è il voto dei deputati locali su una revisione costituzionale che i separatisti presenti sull'isola vogliono evitare a tutti i costi. Il presidente del governo di questo territorio, l'indipendentista Louis Mapou ha diffuso un comunicato in cui invita "alla calma e alla ragione". Da Parigi è arrivato il monito del primo ministro Gabriel Attal, che ha stigmatizzata la violenza, che "non è mai giustificata né giustificabile". Le forze dell'ordine finora hanno arrestato 82 persone, mentre l'Alto Commissariato della Repubblica ha decretato il coprifuoco. Si teme che gli scontri possano degenerare visto che già in passato l'alta tensione politica è esplosa nell'arcipelago. 

Il ruolo dei separatisti delle Kanak

In Nuova Caledonia un ruolo fondamentale lo giocano le Kanak, cioè le organizzazioni politiche che rappresentano gli indigeni della Nuova Caledonia pari a circa il 40% della popolazione. Queste si oppongono alla riforma costituzionale in discussione in Assemblea, che include la cosiddetta "questione dello scongelamento dell'elettorato". In base all'Accordo di Nouméa (dal nome della principale città dell'arcipelago) del 1998 sono stati identificati tre diversi corpi elettorali. Se si rientra in una prima fascia è possibile votare alle sia alle elezioni comunali che a quelle nazionali. Una, più restrittiva, permette di votare alle elezioni provinciali e al Congresso caledoniano. Infine c'è un'ultima fascia, molto ridotta, che permette di votare nei referendum sull'indipendenza dell'arcipelago. Secondo le Kanak il diritto all'autodeterminazione della Nuova Caledonia non potrà più essere esercitato se il numero dei Caldoches (come vengono chiamate le popolazioni risultanti dall'immigrazione europea) aumenta "artificialmente". "Le persone sono state rese una minoranza da una politica di insediamento che non aveva altro scopo, appunto, se non quello di renderci una minoranza. Aprire l'elettorato significa perpetuare questa ingiustizia", ha dichiarato Jean-Pierre Djaïwé, portavoce del Partito di Liberazione Kanak parlando  al Congresso caledoniano.

Referendum sull'indipendenza 

Da tempo nell'arcipelago si susseguono misure volte a ridurre le disuguaglianze economiche e sociali tra Kanaks (gli indigeni) e Caldoches (la popolazione frutto dell'immigrazione europea). L'Accordo di Nouméa ha aperto la strada a tre referendum sull'indipendenza dell'arcipelago dalla Francia. L'ultima volta alle urne risale al dicembre 2021 e ha visto una vittoria schiacciante del "no" (96,5%), determinata però dal boicottaggio dei separatisti, che chiedevano il rinvio della consultazione a causa della pandemia di Covid-19. Da allora le discussioni si sono arrestate. Nel luglio del 2023 il presidente francese Emmanuel Macron si è recato in visita in questi territori d'oltremare per placare gli animi, ma il clima è rimasto teso e le intenzioni degli indipendentisti intatte. Il testo in discussione all'Assemblea, molto tecnico, è già stato adottato al  Senato. Riguarda solo l'elettorato per le elezioni provinciali e congressuali, ma la posto in gioco risulta vitale. Il governo transalpino vuole aprire il corpo elettorale ai residenti da almeno dieci anni, mentre oggi è sostanzialmente limitato agli elettori iscritti nelle liste del 1998 e ai loro discendenti. In Francia la volontà di "scongelare" il corpo elettorale è condivisa da macronisti, destra e sinistra, visto che in Nuova Caledonia a un elettore "base" su cinque viene impedito di esprimersi su alcune decisioni essenziali. L'assenza di un ampio consenso da parte della popolazione indigena frena però i membri di sinistra dell'Assemblea, anche se i voti della destra potrebbero bastare a far passare la riforma.

kanak-nuova-caledonia-voto-indipendenza-lapresse

Le proteste degli anni'80

La questione elettorale era già esplosa negli anni '80, quando nell'arcipelago regnava un'atmosfera  quasi da guerra civile e si susseguivano scontri tra organizzazioni politiche indipendentiste, per lo più Kanak, e lealiste al governo di Parigi, sostenute per lo più dalla popolazione di origine europea. Seconde Le Monde i disordini di questi giorni ricordano quelli iniziati nel 1984, ma vanno notate delle differenze. Allora le proteste degenerarono con la presa di ostaggi dei gendarmi sull'isola di Ouvéa nel 1988, che avvenne nel periodo tra due turni delle elezioni presidenziali. Durante l'assalto alla gendarmeria altri due gendarmi furono uccisi mentre 19 membri del Fronte Kanak e Socialista di Liberazione Nazionale (Flnks) furono uccisi dalla polizia durante il rilascio degli ostaggi pochi giorni dopo. Per uscire dalla crisi vennero stipulati gli accordi di Matignon, firmati l'estate successiva. Negli ultimi quarant'anni va notato che i Kanak sono stati più presenti nella capitale dell'arcipelago. Una situazione nuova che potrebbe mutare gli equilibri sul "sassolino" nel Pacifico. 

Continua a leggere le notizie di Mondo su Today.it
 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Auto incendiate e supermercati vandalizzati: nelle isole da sogno scoppia la rivolta dei separatisti

Today è in caricamento