L'Ue non 'sanziona' Orban? Ci pensa la Norvegia: stop ai fondi per Ungheria e Polonia

Il governo di Oslo ha bloccato circa 400 milioni di sovvenzioni destinate a Budapest e Varsavia per le violazioni dell'indipendenza dei giudici e dei diritti della comunità LGBTQ

La premier norvegese Enna Solberg

La tutela dei valori dell'Unione europea? Ci pensa la Norvegia, che però non è membro dell'Ue. Un paradosso che rinfocola le polemiche circa i mezzi soft con cui Bruxelles continua a trattare le violazioni dello stato di diritto a casa propria, in particolare in Ungheria e Polonia. Già, perché mentre l'annunciato nuovo meccanismo sanzionatorio nei confronti di Budapest e Varsavia resta nei cassetti della Commissione, il governo di Oslo ha deciso di congelare circa 400 milioni di euro destinati ai due ex Paesi del blocco sovietico. Il motivo? La violazione dell'indipendenza dei giudici e dei diritti della comunità LGBTQ.

Prima di spiegare nel dettaglio le misure prese dall'unico Stato scandinavo rimasto fuori dall'Ue, bisogna fare un piccolo salto indietro: quando nel 1994 i norvegesi dissero no all'adesione, Oslo chiese tuttavia di poter accedere al mercato unico europeo. Bruxelles accordò l'accesso, ma in cambio del pagamento da parte della Norvegia di ingenti sovvenzioni ai 15 Paesi membri economicamente più deboli dello Spazio economico europeo (ossia l'Ue allargata a Islanda e Lichtenstein).

Da allora, Oslo ha sempre rispettato i suoi impegni, tranne che in alcuni casi legati proprio a Ungheria e Polonia. Poche settimane fa, per esempio, la Norvegia ha bloccato i finanziamenti a una serie di città polacche le cui amministrazioni si sono dichiarate "gay free", ossia libere da quella che definiscono "la ideologia LGBT". Il programma di finanziamenti norvegesi ammonta a 100 milioni di euro. "Tutte le attività finanziate da EEA e Norway Grants (il fondo creato da Oslo e Bruxelles per le sovvenzioni, ndr) richiedono che le persone coinvolte rispettino e promuovano attivamente i diritti e le libertà fondamentali, compresi i diritti delle minoranze", ha detto a Politico Marte Ziolkowski, consigliera politica del ministero norvegese degli Affari esteri. "Riteniamo che il finanziamento di entità statali polacche che hanno adottato risoluzioni in cui ci dichiarao di essere zone libere dall'ideologia LGBTI viola i regolamenti" di questo fondo, ha aggiunto. 

Se l'Ue, per adesso, si è limitata a condannare l'omofobia dietro le scelte di queste amministrazioni polacche in attesa di dar seguito alla promessa della presidente della Commissione Ursula von der Leyen di bloccare i fondi per tali città circa 25mila euro per ogni Comune, non proprio una grossa somma), la Norvegia ha già provveduto a farlo. Così come aveva fatto lo scorso febbraio, sempre nei confronti della Polonia, bloccando 65 milioni di euro di finanziamenti per via delle nuove leggi di Varsavia sulla giustizia, che secondo Oslo (ma anche secondo una sentenza della Corte di giustizia dell'Ue) violano i principi di indipendenza della magistratura fissati a livello internazionale e nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Stessa sorte è era toccata ancora prima all'Ungheria, che dal 2014 attende 214 milioni di euro di finanziamenti nel settore dell'istruzione che sono stati congelati dalla Norvegia dopo la scoperta di una serie di ingerenze da parte del governo di Viktor Orban sulla destinazione di tali risorse. .

In altre parole, Oslo ha fatto in picccol quello di cui si sta discutendo da anni in Ue, ossia se creare un meccanismo sanzionatorio che comporti il congelamento dei fondi europei per i Paesi membri che violano lo stato di diritto. A oggi, nonostante le violazioni di Polonia e Ungheria siano state accertate dai giudici europei rispettivamente nel 2017 e nel 2018, i governi di Varsavia e Budapest non hanno mai subito alcuna conseguenza. Già le leggi attuali prevedono delle sanzioni, come togliere il diritto di voto in Consiglio Ue, ma Bruxelles teme che una mossa del genere possa risultare controproducente. Più efficace, sostengono i molti, sarebbe fare come la Norvegia. Solo che il meccanismo sanzionatorio che si voleva mettere in piedi già a partire dal 2021 si è scontrato, oltre che con i partiti di maggioranza e i governi di Polonia e Ungheria, con la fretta di alcuni Paesi membri di avviare il Recovery fund. Le sanzioni, infatti, fanno parte dei negoziati sul bilancio 2021-2027 dell'Ue. E senza ok sul bilancio, rischia di venire ritardato di diversi mesi anche il fondo per la ripresa post-Covid. 

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