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Lunedì, 28 Novembre 2022
Guerra / Ucraina

La Svizzera 'frena' la Germania: "Non usi le nostre munizioni per l'Ucraina"

Berna ha vietato l'invio a Kiev del materiale bellico venduto a Berlino. Nel nome della neutralità (e forse non solo)

La Germania non potrà fornire all'Ucraina munizioni acquistate in Svizzera. È il veto che il governo di Berna ha posto a Berlino, in nome della sua rinomata neutralità.

Stando a quanto svelato dal quotidiano SonntagsZeitung (e confermato dalle autorità svizzere), il governo tedesco intendeva inviare munizioni elvetiche all'Ucraina e ha chiesto alla Svizzera se questa consegna fosse possibile. La Segreteria di Stato dell'economia (Seco) ha respinto la richiesta di Berlino, adducendo alla neutralità svizzera e a "criteri imperativi della legislazione sul materiale bellico". Tale consegna, ha fatto sapere la Seco, è legalmente impossibile: in base alle leggi elvetiche sulle armi, l'autorizzazione non viene rilasciata se "il Paese destinatario è implicato in un conflitto armato interno o internazionale".

Lo stop di Berna ha, indirettamente, dato un sostegno alla tesi del governo tedesco che, per giustificare lo stop alla fornitura di carri armati all'Ucraina (dettato in realtà più da ragioni politiche), aveva spiegato nei giorni scorsi che l'invio era rallentato da ragioni burocratiche. Stando a quanto dichiarato da alcuni esponenti politici tedeschi e da un reportage della televisione pubblica tedesca Zdf, le munizioni svizzere sono indispensabili per i veicoli corazzati Marder che il governo avrebbe inserito tra le forniture militari per Kiev. La colpa della mancata consegna dei veicoli, dunque, sarebbe del Paese elvetico e della sua neutralità.

Una giustificazione che le autorità svizzere hanno mezzo smentito: la richiesta pervenuta da Berlino non permette di valutare in che misura queste munizioni siano effettivamente legate alla consegna dei carri armati Marder. "Non disponiamo di queste informazioni", hanno fatto sapere fonti del governo, sottolineando che la Svizzera richiede in linea di principio una dichiarazione di non riesportazione del materiale bellico venduto a Stati esteri. In questa dichiarazione, il Paese acquirente si impegna a non rivendere gli armamenti ricevuti senza l'esplicito consenso di Berna, una prassi che sarebbe comune tra gli Stati esportatori di armi.

Tale prassi però non ha impedito alla stessa Svizzera di autorizzare che le sue munizioni vendute al Regno Unito, anche queste per veicoli corazzati, finissero in Ucraina. L'anomalia, segnalata sempre dal quotidiano SonntagsZeitung, avrebbe una giustificazione: la legge svizzera fa una distinzione tra l'esportazione di materiale bellico finito a Stati e il subappalto di pezzi singoli ad aziende private. In quest'ultimo caso una dichiarazione di non riesportazione non è necessaria. Nel caso in questione, la decisione di esportare queste armi anticarro e i relativi moduli svizzeri che le compongono spetta esclusivamente alle autorità britanniche. Secondo Berna, il caso citato dalla SonntagsZeitung riguarda munizioni esportate a una società in Gran Bretagna, dove vengono montate su armi anticarro Nlaw (Next Generation Light Anti-Tank Weapon).

La vicenda non è piaciuta al presidente dell'Alleanza del centro Gerhard Pfister, che in un messaggio su Twitter ha detto di non capire il rifiuto della Seco di autorizzare la Germania a consegnare queste munizioni all'Ucraina. Il Consiglio federale, ha sostenuto, ha il potere di dare il via libera se ciò è nell'interesse della Svizzera, conformemente alla legge sugli embarghi. "Mi sembra che questo sia il caso, la Svizzera aiuta una democrazia europea a difendersi". Per Pfister, il Consiglio federale sta facendo prova di "omissione di soccorso all'Ucraina".

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