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Il premier britannico Boris Johnson

Il premier britannico Boris Johnson

"No a rinvio Brexit per il coronavirus, senza l'Ue avremo mani libere contro la crisi"

Il governo britannico risponde con un secco 'no' all'appello del Fondo monetario internazionale, che chiedeva di ritardare l'uscita del Paese dall'Unione europea per non destabilizzare ulteriormente l'economia

"Non chiederemo di estendere il periodo di transizione e se la Ue lo chiederà diremo di no", anche perché la proroga "ci terrebbe anche legati alla legislazione Ue nel momento in cui avremmo bisogno di flessibilità economica e legislativa per gestire la risposta alla pandemia di coronavirus". Con queste parole, un portavoce del governo britannico ha respinto il 'suggerimento' della direttrice esecutiva del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, che ha chiesto a Londra di rinviare la Brexit per evitare ulteriori "incertezze" all'economia mondiale in questa fase di emergenza.

"Estendere la transizione prolungherebbe semplicemente i negoziati, prolungherebbe l'incertezza delle aziende e ritarderebbe il controllo delle nostre frontiere", ha spiegato il portavoce di Downing Street, secondo quanto riportano i media britannici. Prima di aggiungere chiaramente che, secondo il governo britannico, uscire dall'Ue consentirebbe a Londra di avere più flessibilità di azione nel rispondere alla crisi. 

La replica è arrivata dopo l'intervento di Georgieva, secondo la quale, a causa della attuale "incertezza senza precedenti, sarebbe saggio non aggiungerne altra", ossia la Brexit. Il Regno Unito, infatti, si trova in una fase di transizione: non partecipa allle riunione dei ministri e dei leader Ue, non ha rappresentanza al Parlamento europeo, ma fino a fine anno dovrà rispettare le leggi Ue. A meno che, per l'appunto, Londra e Bruxelles non si accordino per una proroga della transizione.

Questa ipotesi circolava già da tempo, anche prima dello scoppio della pandemia del Covid-19. E ora è tornata in auge, anche per via delle difficoltà di entrambe le parti a portare avanti i negoziati. L'atteggiamento del governo di Boris Johnson, pero', non sembra cambiato: il premier si era già opposto in passato e, stando al suo portavoce, si opporrà anche adesso qualora l'Ue dovesse proporre un'estensione. 

Londra non vuole dare l'impressione di aver bisogno del resto dell'Europa, anche in questo momento di crisi globale. Nei giorni scorsi aveva suscitato polemiche la decisione del governo di non chiedere l'assistenza Ue per la fornitura di materiale medico contro il coronavirus, nonostante le carenze di mascherine e respiratori registrate nel Paese. All'inizio, Londra aveva parlato di un disguido. Ma poi, messo davanti a prove inconfutabili da parte dei media, Johnson aveva dovuto ammettere di aver rifiutato l'aiuto.

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