Armi a chi viola diritti umani, Salvini e Macron d'accordo: "No a sanzioni Ue"

Al Parlamento europeo passa un testo in cui si chiedono più controlli sull'export di armamenti. Ma una coalizione che va da Renew Europe, il gruppo che fa riferimento al presidente francese, fino a Lega e Fratelli d'Italia ha respinto l'introduzione di multe per chi continua a fare affari con Russia, Libia e Iran

Miliziano separatista in Yemen - foto Ansa EPA/NAJEEB ALMAHBOOBI

Le esportazioni di armi europee proseguono pressoché indisturbate verso Paesi che l’Ue ha relegato fuori dal perimetro del commercio militare lecito. L’allarme arriva da una risoluzione votata dal Parlamento europeo nella quale si precisa che l’Ue è “il secondo esportatore di armi sia all'Arabia Saudita che agli Emirati arabi uniti”, entrambi coinvolti nel conflitto armato in Yemen dove le parti in guerra “hanno commesso, e continuano a commettere, crimini in violazione del diritto internazionale”. Ciononostante, dal testo votato dall’Eurocamera è sparita una parte che chiedeva l’istituzione di “un sistema sanzionatorio dell’Ue” per gli Stati membri che violano i divieti sulle esportazioni stabiliti in sede europea. 

Il voto

Il ‘no’ alle sanzioni è arrivato con un voto in Aula che ha unito una maggioranza che va dai liberali di Renew Europe, di cui fanno parte gli esponenti del partito del presidente francese Emmanuel Macron, La République En Marche, ai sovranisti di Identità e Democrazia, la cui delegazione più numerosa è costituita dai deputati della Lega di Matteo Salvini

La lista nera

Nello stesso testo si ricorda che l'Ue ha approvato una serie di embarghi sulle armi. Una lista nera (riportata nella mappa qui sotto) che al momento comprende Bielorussia, Repubblica centrafricana, Cina, Iran, Libia, Myanmar, Corea del Nord, Federazione russa, Somalia, Sudan, Siria, Venezuela, Yemen e Zimbabwe. Ma sebbene tale embargo dovrebbe “privare un Paese delle risorse militari”, a oggi mancano ancora i sistemi di monitoraggio e le sanzioni per impedire che, almeno dai Paesi Ue, arrivino armi agli Stati dove non si potrebbe esportare.

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Il caso Russia

Con il divieto alle esportazioni militari l’Unione vuole anche evitare di armare quei Paesi con i quali è in corso una crisi diplomatica. Spicca su tutti il caso Russia, protagonista delle tensioni innescate dal conflitto in Ucraina. Di recente ha fatto discutere anche il traffico d'armi in Libia dove la Russia è accusata di inviare armi in violazione dell'embargo Onu e a sostegno del generale Khalifa Haftar, a sua volta sostenuto dalla Francia.

La denuncia 

Un testo passato ieri all’Eurocamera dava occasione di mettere fine al commercio illecito ma “sfortunatamente, una maggioranza conservatore-liberale ha impedito meccanismi sanzionatori contro gli Stati che violano i criteri dell'Ue per l'esportazione di armi”. A dirlo è l’europarlamentare tedesco Joachim Schuster, che denuncia il voto che ha trovato la convergenza dei gruppi Renew Europe, Partito popolare, Conservatori e Riformisti, Identità e Democrazia. Le rispettive famiglie europee di Italia Viva di Matteo Renzi, Forza Italia di Silvio Berlusconi, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e la Lega di Salvini sono accusate di aver cestinato l’introduzione di sanzioni ai Paesi Ue che esportano armi verso regimi e zone di conflitto. 

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Lo 'sfregio' ai diritti umani

“Le possibilità di aggirare le rigide regole nazionali sull'esportazione di armi e sui controlli stanno aumentando”, denuncia ancora Schuster, esponente dei Socialisti e Democratici. Nel testo approvato ieri le sanzioni a chi non rispetta i divieti stabiliti in sede Ue vengono anche citate tra le possibili misure da adottare in futuro, ma non vengono richieste esplicitamente come avrebbe voluto l’eurodeputato tedesco. “Questo è un imbarazzo enorme per coloro che si definiscono difensori dei diritti umani e poi votano contro norme vincolanti a livello Ue per impedire che le armi europee vengano utilizzate per commettere violazioni”, conclude l’europarlamentare.

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