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Dei "nidi" nei parchi per far dormire i senzatetto, l'idea della città tedesca

A Ulm sono state installate diverse cabine in legno e acciaio che hanno anche un sistema radio per comunicare tra loro. Dei volontari si occupano della loro pulizia e manutenzione

Il numero dei senzatetto in Europa è altissimo. Sono circa 700mila le persone costrette a dormire all'aperto, un numero in continua crescita, addirittura del 70% rispetto al 2009.

L'idea

Per rispondere a questa emergenza, che nei mesi invernali è ancora più feroce, nelle strade della città tedesca di Ulm, a circa 135 chilometri a ovest di Monaco, sono state messe nei parchi e in altri luoghi dove di solito dormono i senzatetto, delle capsule che possono ospitare i clochard. Si tratta di cabine in legno e acciaio, impermeabili e anti vento, che possono ospitare fino a due persone, proteggendole dal freddo e dall'umidità e garantendo la circolazione dell'aria fresca. Per rispetto della privacy, non ci sono telecamere a sorvegliarle, ma l'apertura delle porte attiva un sensore di movimento che avvisa gli assistenti sociali che possono fornire assistenza a chiunque la utilizzi e anche controllare la capsula dopo il suo utilizzo affinché venga pulita. Le capsule sono inoltre dotate di pannelli solari e sono collegate a una rete radio che permette agli occupanti di comunicare senza dipendere dalle reti mobili.

Alternativa temporanea ai rifugi

 Come racconta l'Independent i creatori di questi rifugi chiamati "Ulmer Nest" (Il nido di Ulm) hanno spiegato che il progetto è stato realizzato pensando a coloro che non possono accedere ai normali rifugi per senzatetto, a causa di fattori psicologici oppure perché hanno un animale. Hanno sottolineato anche che, nonostante un ritardo nell'installazione delle cabine a causa della pandemia, sono stati in grado di installare i nidi in tempo per "le notti più fredde". E, proprio per questo, si stanno facendo anche delle valutazioni per capire se l'Ulmer Nest sia adatto a proteggere dal congelamento. Se lo fosse, il nido potrebbe venire esteso a livello nazionale. Ma senza pensare che sia la risoluzione del problema. Il gruppo di creatori, infatti, ha sottolineato che questa è una alternativa al dormire all'aria aperta, ma non al soggiorno in un ostello o a una struttura abitativa più tradizionale. Si tratta, quindi, di un'opzione d'emergenza, un'ultima risorsa.

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