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Venerdì, 27 Maggio 2022
Attualità

"Le prigioni segrete che tengono i migranti fuori dall'Europa"

La rivista The New Yorker punta il dito contro l’Ue e l’Italia sugli aiuti alla Guardia costiera libica. Bruxelles controbatte: “Sono falsità, noi salviamo vite”

Finanziando e addestrando la Guardia costiera libica, l’Ue ha creato “un sistema ombra” che ferma i migranti prima che raggiungano l’Europa, i quali poi “vengono detenuti a tempo indeterminato in una rete di carceri a scopo di lucro gestite dalle milizie”. Questa l’accusa rivolta all’Unione europea nel lungo reportage dal titolo "Le prigioni segrete che tengono i migranti fuori dall'Europa" pubblicato dal magazine americano The New Yorker. A Bruxelles viene rimproverato di aver “equipaggiato e addestrato la Guardia costiera libica, un'organizzazione paramilitare legata alle milizie nel Paese, per pattugliare il Mediterraneo, sabotare le operazioni di soccorso umanitario e catturare i migranti”. E l’Italia sarebbe tutt’altro che estranea a tali attività.

“Solo nel 2015 - si ricorda nel lungo articolo firmato da Ian Urbina - un milione di persone sono arrivate in Europa dal Medio Oriente e dall’Africa”. Il popolare settimanale statunitense, noto per gli approfondimenti sull’attualità, ha ripercorso le tappe principali che hanno portato dalla crisi migratoria alla situazione attuale. Inizialmente, “i leader europei hanno risposto con compassione”. L’articolo cita varie volte l’allora premier italiano Matteo Renzi, definito “un telegenico centrista liberale sul modello di Bill Clinton” che “si prevedeva avrebbe dominato la politica del Paese per il decennio successivo”. L’attuale leader di Italia Viva “come Angela Merkel, ha accolto i migranti, dicendo che se l'Europa fosse disposta a voltare le spalle ai ‘cadaveri in mare’, non potrebbe più definirsi ‘civile’”. Ma poi, “l'Europa ha intrapreso un approccio diverso, guidato da Marco Minniti, che è diventato ministro dell'Interno italiano nel 2016”, ricorda il magazine americano.

Per il New Yorker, l’arrivo di Minniti ha segnato un cambio di passo nei modi e nei toni della gestione della crisi migratoria, tanto che “Italia, Grecia, Spagna e Malta hanno iniziato a respingere le imbarcazioni umanitarie che trasportavano migranti soccorsi e l'Italia ha persino accusato i capitani di tali imbarcazioni di favoreggiamento del traffico di esseri umani”.

Un alto funzionario di Frontex ha dichiarato alla rivista americana che l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere “trasmette i suoi filmati di sorveglianza alla Guardia costiera italiana e al Centro di coordinamento del soccorso marittimo italiano, che, secondo il funzionario, informano la Guardia costiera libica”. Nonostante la gravità di queste accuse, ha precisato Urbina nel suo pezzo, “le agenzie italiane non hanno risposto alle richieste di commento”. L’Ue, invece, ha respinto tutte le accuse.

“Quanto scritto dal New Yorker non è vero, le accuse rivolte sono infondate”, è stata la reazione di Peter Stano, portavoce della Commissione europea, durante il briefing quotidiano con la stampa. “La logica del nostro sostegno alla Libia - ha aggiunto il portavoce interrogato sul reportage - è quella di salvare vite e non stiamo incanalando fondi verso le milizie armate”.“Forniamo strumentazione e addestramento - ha ammesso il rappresentante Ue - per consentire il salvataggio delle persone nelle loro acque territoriali, nell’area di ricerca e salvataggio di competenza delle autorità libiche”. “Il New Yorker - ha concluso il portavoce - si sbaglia quando rivolge all’Ue l’accusa di creare un sistema ombra illegale di gestione dei migranti, questo è semplicemente falso”.

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