Sabato, 16 Ottobre 2021
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Vestiti da nazisti fingono di giustiziare un ebreo, la protesta shock contro le restrizioni anti-Covid

È successo in Olanda nella cittadina di pescatori già nota alle cronache per il rogo di un centro dove si facevano i tamponi e per le violenze sui giornalisti

L'amministrazione della cittadina olandese di Urk ha reagito “con sdegno” alla protesta contro le restrizioni anti-Covid che ha coinvolto una decina di persone mascherate da militari nazisti e un finto prigioniero. Quest’ultimo - durante l’azione dimostrativa - indossava un abito a righe e una stella di David gialla, come l'uniforme dei prigionieri nei campi di sterminio nazisti. Durante la sceneggiata, il ‘prigioniero’ si è inginocchiato davanti a un ‘soldato’ mentre quest’ultimo gli puntava un fucile alla nuca, simulando un’esecuzione.

Le immagini dell’azione di protesta anti-lockdown sono presto diventate virali. Oltre a una registrazione delle telecamere di sorveglianza che hanno ripreso i manifestanti, questi ultimi hanno anche diffuso sui social le foto del loro atto dimostrativo. Video e immagini che hanno generato un’ondata di polemiche in Olanda dove, durante l’occupazione nazista, 102 mila ebrei olandesi furono arrestati, con l'aiuto di collaboratori dei nazisti nella polizia e nell’amministrazione locale, e inviati nei campi di concentramento, tra cui Auschwitz.

Cees van den Bos, sindaco di Urk, ha espresso il suo orrore per una protesta che “ha chiaramente superato il limite” nel Paese che porta ancora le cicatrici dell'occupazione nazista. “Comprendiamo che questi giovani vogliano far sentire la loro voce sull'impatto delle misure attuali e future dovute al coronavirus”, ha affermato il primo cittadino. “Tuttavia, non capiamo il modo in cui lo stiano facendo. Non solo il comune di Urk, ma l'intera comunità disapprova completamente questo modo di protestare”, ha aggiunto il sindaco.

Come ricorda la testata NLtimes, Urk è notoriamente una delle comunità più conservatrici dei Paesi Bassi e registra un tasso di vaccinazione del 23 per cento della popolazione adulta. Nella cittadina, dove l’attività economica più diffusa è la pesca, nel marzo scorso si sono verificati attacchi violenti nei confronti dei giornalisti arrivati per raccontare le proteste anti-lockdown. A gennaio, si è inoltre registrato un incendio doloso in un centro dove si svolgevano i tamponi per il coronavirus. I media hanno riferito più volte che gli abitanti di Urk hanno infranto le restrizioni continuando a frequentare la chiesa locale durante la pandemia.

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