Malta manda i migranti verso l'Italia, e usa barche private per i respingimenti

Una serie di inchieste del Guardian puntano il dito contro le autorità di La Valletta che starebbero violando le norme internazionali per evitare l'accoglienza dei barconi provenienti dalla Libia

Foto Ansa EPA/ORESTIS PANAGIOTOU

Se la guardia costiera non può respingere i migranti nel Mediterraneo, allora lo faranno imbarcazioni private. Sarebbe questa la strategia usata da Malta secondo quanto rivelato da alcune inchieste del Guardian, che mostrano anche come alcuni barconi siano stati anche indirizzati verso l'Italia.

Imbarcazioni indirizzate in Italia

Il quotidiano britannico ha pubblicato alcuni filmati ottenuti da Alarm Phone, un servizio di assistenza telefonica per i migranti in difficoltà in mare, in cui una nave della Marina maltese sembrerebbe rifiutarsi di soccorrere e respingere un gommone con a bordo 101 migranti, molti dei quali si sono gettati in acqua, pensando erroneamente di essere soccorsi. La Marina maltese "è venuta da noi e ci ha detto: Malta ha il coronavirus e non possiamo prendervi perché sono tutti malati a Malta. Malta è piccola e non può accogliervi tutti", ha raccontato uno dei passeggeri del gommone al quotidiano. Il testimone ha poi confermato di aver ricevuto un giubbotto salvagente, mentre il gommone è stato equipaggiato con un nuovo motore e del carburante. Le persone a bordo, secondo la testimonianza, sarebbero state istruite su come raggiungere l'Italia. "Poi hanno puntato le loro pistole contro di noi e ci hanno detto 'vi diamo 30 minuti'", ha aggiunto il testimone.

Le inchieste internazionali

Il quotidiano britannico ha ottenuto una serie di messaggi vocali che proverebbero la strategia di La Valletta per rispedire gli immigrati nei centri di detenzione in Libia. Uno di questi è quello di una donna che racconta come una imbarcazione civile, ingaggiata dalle autorità dell'isola, l'avesse raccolta in mare e invece di portarla al porto più vicino l'ha accompagnata a Tripoli. Il telefono della donna corrisponde a quello di altri sopravvissuti a un naufragio che avevano chiamato Alarm Phone, che per primo aveva denunciato i respingimenti. Il mese scorso poi, diversi giornalisti investigativi che lavorano per diverse fonti mediatiche internazionali, tra cui L'Avvenire, avevano parlato di un patto segreto tra il governo di Malta e i proprietari di almeno tre pescherecci da traino. Il messaggio vocale ottenuto dal quotidiano britannico è solo l'ultimo tassello quindi di una vicenda che ora comincia ad avere i contorni sempre più chiari.

Il racconto

La donna, la cui identità non viene rivelata per questioni di sicurezza, racconta del disperato viaggio di circa 63 persone lo scorso 9 aprile, che hanno tentato di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Il loro gommone si è rotto ed è rimasto bloccata in mezzo al mare. "Dopo cinque giorni in mare, un aereo maltese ci ha individuato", ha raccontato la donna, ma il velivolo è poi sparito. È stato allora che i primi tre migranti si sarebbero lanciati in acqua, affogando però poco dopo, essendo stremati. Altri quattro uomini, distrutti da sete e fame, si sono buttati in acqua poco dopo, preferendo annegare che continuare a soffrire. Soltranto alcune ore dopo sarebbe finalmente arrivato il primo peschereccio con bandiera maltese, il Dar Al Salam 1. "L'equipaggio della barca ci disse che non erano soccorritori, di essere egiziani e di lavorare in mare per Malta. Ci guardavano come se non fossimo esseri umani", ha continuato la donna. Il suo racconto parla di tre barche in tutto, come affermato dall'inchiesta del mese scorso. Nelle fasi del salvataggio in mare altre tre persone sarebbero annegate e altre quattro sarebbero morte durante il viaggio verso la costa. “Una volta saliti a bordo della nave, li abbiamo implorati di non riportarci in Libia. Ma ci hanno messo a poppa, ci hanno dato quattro bottiglie d'acqua e si sono chiusi nella cabina. Bussavamo ma non aprivano. Abbiamo iniziato a piangere e pensare che ci avevano appena mentito”.

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Dodici morti

E infatti i migranti sarebbero poi stati portati a Tripoli e sono finiti nel centro di detenzione di Tariq al-Sikka, tristemente famoso per denunce di torture e abusi, dove sarebbero ancora tuttora. Il governo maltese non ha risposto alle richieste di commenti del Guardian, che ricorda però che in una dichiarazione rilasciata il 15 aprile, le autorità di La Valletta hanno confermato di aver "coordinato il salvataggio di una nave di immigrati con l'assistenza di una nave commerciale" e il primo maggio il primo ministro di Malta, Robert Abela, ha dichiarato che nei soccorsi "nulla impedisce a uno Stato di utilizzare risorse private". “Dodici persone sono morte mentre Malta ed Europa stavano a guardare. Non dovremmo mai dimenticare che queste morti sono il risultato diretto delle politiche di non assistenza di Malta e dell'Europa e della loro chiara intenzione di far morire le persone in mare”, ha accusato un portavoce di Alarm Phone.

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