Nasce la Class Action europea: la Commissione Ue lancia strumenti nuovi a difesa dei consumatori

Presentato a Bruxelles un pacchetto di misure per potenziare la tutela dei consumatori di fronte a pratiche sleali, illegali ed ingannevoli da parte dell'industria. Il dossier passa ora al Parlamento Ue

La commissaria Ue alla Giustizia Vera Jourova. © European Union , 2018

Nasce la class action europea e con lei si dice addio al Dieselgate, o, meglio, addio ai consumatori senza protezioni contro le operazioni sleali, illecite se non apertamente ingannevoli dell'industria. 

"New Deal per i consumatori"

La Commissione Ue ha presentato a Bruxelles un pacchetto con due proposte di direttiva, battezzato "New Deal per i consumatori", che permetterà loro di far valere in modo più efficace i propri diritti e ottenere compensazioni o risarcimenti in caso di pratiche commerciali illecite, sleali o ingannevoli da parte di chi produce e vende prodotti o servizi.

L'innovazione più importante del pacchetto è la possibilità di ricorsi giudiziari collettivi ("collective action"), per cui un soggetto qualificato e riconosciuto ("qualified entity"), come ad esempio un'organizzazione dei consumatori o un'autorità pubblica locale, potrà presentare ricorso per esigere il risarcimento o la riparazione del danno, a nome e per conto di un gruppo di consumatori che sono stati lesi da queste pratiche scorrette.

Azioni giudiziarie collettive

Come stanno le cose attualmente? Già oggi in alcuni paesi Ue - peraltro solo Italia, Belgio, Portogallo, Spagna e Svezia - i consumatori possono avviare azioni giudiziarie collettive, ma in molti altri Stati membri finora questo non era possibile, ed erano permessi solo i ricorsi di soggetti individuali. Con le nuove proposte, viene armonizzata la situazione nel mercato unico rendendo questa possibilità disponibile in tutta l'Ue.

L'esempio più chiaro per capire che cosa cambierà con le nuove norme è lo scandalo Dieselgate: negli Stati Uniti, dove i ricorsi collettivi sono possibili, la Volkswagen è stata obbligata a pagare compensazioni per 5.000 dollari a ciascun cliente ingannato, oltre a decine di miliardi di dollari in multe per aver violato la legge Usa. Nell'Ue, invece, le "class action" contro il costruttore di auto tedesco sono state attivate solo in alcuni paesi membri, e la richiesta della Commissione alla Volkswagen di compensare almeno in parte i clienti ingannati è stata ignorata. Insomma, consumatori americani di prima classe ed europei di seconda classe.

Con le nuove norme, invece, i proprietari di auto che risultino non conformi al quadro normativo dell'Ue per l'omologazione dei veicoli o alla legislazione ambientale, potranno ottenere riparazione collettivamente attraverso un'azione rappresentativa.

Una soluzione giusta

La commissaria Ue alla Giustizia Vera Jourova, che ha presentato il "New Deal per i consumatori" in conferenza stampa ieri a Bruxelles, ha osservato: "Credetemi: non mi sono sentita molto bene, dalla mia posizione, quando ho dovuto ammettere che i consumatori Usa avrebbero avuto delle rapide compensazioni, mentre noi non abbiamo potuto promettere niente a livello Ue. Sono stata criticata da Volkswagen, e accusata di andare oltre le mie competenze, quando ho chiesto loro almeno delle compensazione non finanziarie, un trattamento più favorevole per i proprietari delle auto coinvolte".

"Ma oggi mi sento meglio - ha sottolineato la Jourova -, perché stiamo offrendo una soluzione giusta affinché i consumatori europei abbiano le stesse possibilità e occasioni di quelle che hanno i consumatori americani, o almeno comparabili". Allo stesso tempo, la commissaria Jourova ha precisato che i due sistemi di "class action" sono diversi per quanto riguarda gli aspetti più controversi del modello americano, ovvero il fatto che ricorrere contro le imprese per chiedere compensazioni, a volte pretestuose ("frivolous") o eccessive, e a volte addirittura per favorire delle imprese concorrenti, sia diventato un vero e proprio "business model" per molti gabinetti di avvocati.

Le proposte della Commissione dovranno passare al vaglio del Parlamento Ue, che peraltro ha già più volte invocato la creazione di questi sistemi di protezione per i consumatori. 

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